Germania: episcopato tedesco e nazismo, nuovo saggio storico fa luce sul ruolo di cardinali e vescovi

Secondo una parte dell’opinione popolare tedesca, la Chiesa avrebbe taciuto sui crimini dei nazisti. Ma un nuovo saggio storico offre un sorprendente ritratto del ruolo e del comportamento dei cardinali e dei vescovi tedeschi durante il regime nazista: il volume “Tra pastorale e politica. Vescovi cattolici nell’era nazista”, a cura degli storici Maria Anna Zumholz e Michael Hirschfeld, raccoglie le biografie accurate dei pastori della Chiesa tedesca del tempo evidenziando come, chi più chi meno si sia confrontato anche aspramente col regime nazista: “Erano tutti esseri umani come noi con errori e debolezze – ha detto Maria Anna Zumholz a Katholisch.de, portale della Chiesa cattolica tedesca –: è sempre necessario considerare quale spazio di manovra ebbero. Ogni vescovo ha dovuto chiedersi: quali conseguenze hanno le parole e le mie azioni in primo luogo? Ne soffrono sacerdoti e fedeli nella mia diocesi?”. Alla luce delle persecuzioni contro i credenti “alcuni vescovi, come il cardinale arcivescovo di Monaco Clemens August von Galen, riconobbero fin dall’inizio il regime nazista – conferma Zumholz –. Altri, tuttavia, inizialmente furono sedotti dal regime vedendoci anche un elemento positivo nella lotta contro il bolscevismo, cioè contro un’ideologia anti-religiosa”. Ma questo cambiò “perché i vescovi divennero sempre più consapevoli che i nazionalsocialisti volevano sradicare la stessa religione cristiana”. Secondo gli studiosi la linea generale dei vescovi fu encomiabile: “hanno preservato l’unità della Chiesa cattolica e in particolare si impegnarono con le lettere pastorali della Conferenza episcopale di Fulda in difesa dei diritti umani e della giustizia”.

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