Diocesi: Rimini, lunedì 1° gennaio la “Marcia della pace” dedicata a migranti e rifugiati

Sarà “Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace” il tema della settima “Marcia della pace” in programma a Rimini nel pomeriggio del 1° gennaio. Un tema che, come sottolinea il vicario generale della diocesi riminese, don Maurizio Fabbri, si collega al messaggio scelto dal Papa per la Giornata mondiale della pace. “Il Pontefice – afferma don Fabbri – spiega che migranti e rifugiati non rappresentano una minaccia, ma un’opportunità. Serve uno sguardo nuovo per affrontare un cammino verso il nostro destino: essere una sola famiglia. Tenendo presente che integrazione non vuol dire assimilazione”. “Come chiede il Papa – prosegue il vicario – cercheremo di trasformare la città in un cantiere di pace”. Nata come iniziativa della Comunità Papa Giovanni XXIII (Apg23), la marcia del 1° gennaio è dalla scorsa edizione un appuntamento diocesano che coinvolge anche le comunità ortodosse e islamiche. Partirà alle 15 dal cortile della chiesa di San Nicolò per proseguire per le vie del centro storico e concludersi alle 18 con la messa presieduta in cattedrale dal vescovo di Rimini, mons. Francesco Lambiasi.
“Quest’anno – spiega il coordinatore Mario Galasso, nuovo direttore della Caritas diocesana – saranno due i temi al centro dell’appuntamento: l’accoglienza dei migranti, con testimonianze di famiglie riminesi che ospitano oggi giovani richiedenti asilo e di una famiglia siriana arrivata nel riminese grazie al corridoio umanitario dall’Est Europa promosso da Comunità Sant’Egidio e Comunità Papa Giovanni XXIII, e l’integrazione a livello locale delle comunità sinti e rom”. “Temi – aggiunge – che vogliono aiutarci a riflettere sulla pace intesa come dialogo e accoglienza concreta e possibile, che vanno praticati negli atteggiamenti quotidiani che ciascuno mette in campo: in famiglia, a scuola, sul luogo di lavoro, nel tempo libero”. Tra le testimonianze, anche quella di Alberto Capannini di “Operazione Colomba” dell’Apg23 che da anni vive nel campo profughi siriano nel nord del Libano. “C’è un modo nuovo di guardare i profughi: ascoltarli come abbiamo fatto noi in questi anni. Alla marcia porteremo la loro richiesta di pace: la Siria è un problema che deve riguardare tutto il mondo”.

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