Albania: l’arcivescovo Anastasios ha ricevuto la cittadinanza albanese

L’arcivescovo Anastasios di Tirana, capo della Chiesa ortodossa autocefala dell’Albania, ha ricevuto la cittadinanza albanese. La decisione è stata presa dal presidente Ilis Meta che in una lettera datata 24 dicembre 2017 lo ha comunicato all’arcivescovo. Nato in Grecia nel 1929, Anastasios Yannulatos era stato inviato dal patriarca Bartolomeo a Tirana nel 1992. In questi 25 anni ha contribuito “con dedizione alla piena ed effettiva rinascita della Chiesa ortodossa autocefala albanese, l’erezione e il restauro dei luoghi di culto della fede ortodossa, rianimando, coltivando e preservando l’eterna tradizione della fede ortodossa in Albania e promuovendo progetti nei settori dell’istruzione, della salute, dell’assistenza sociale, dello sviluppo rurale, della cultura”, scrive il presidente Meta nella lettera in cui comunica all’arcivescovo di aver emesso un decreto il 22 dicembre per il conferimento della cittadinanza albanese. Questo atto “non solo adempie a un obbligo istituzionale ma è anche espressione di gratitudine”, scrive Meta, che ha “seguito da vicino l’instancabile attività internazionale, le visite in Vaticano e in molti Paesi del mondo” compiute dall’arcivescovo non solo per il “riconoscimento internazionale della Chiesa ortodossa autocefala di Albania, ma anche per la diffusione di valori e tesori oltre i confini dell’Albania: l’armonia, la tolleranza e la convivenza interreligiosa del popolo albanese”. Il presidente ha parole di apprezzamento per la “esemplare dedizione spirituale”, il “prezioso contributo alla rinascita della fede spirituale” e “l’ulteriore rafforzamento dell’armonia interreligiosa, della tolleranza e della convivenza del popolo albanese”. Meta fa riferimento anche all’aiuto “vostro e della Chiesa ortodossa autocefala albanese ai nostri fratelli del Kosovo durante la grave crisi umanitaria del 1999” ed elogia “la cura e l’attenzione verso l’educazione e la formazione della nuova generazione del clero albanese e la creazione di centri giovanili nelle città e nei villaggi”, “preservando così il prezioso patrimonio albanese di fede e identità”.

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