Bolivia: nuovo Codice penale legalizza di fatto l’aborto. Mons. Scarpellini (El Alto), “certificato di morte del vivere bene”

Mons. Eugenio Scarpellini

Con questa decisione “si è firmato il certificato di morte del vivere bene”. Lo ha affermato ieri, durante l’omelia domenicale nella chiesa di san Francesco, il vescovo di El Alto (Bolivia), mons. Eugenio Scarpellini, in riferimento all’approvazione definitiva, da parte del Senato boliviano, del nuovo Codice penale. Il dispositivo legislativo approvato venerdì scorso introduce, infatti, la possibilità di abortire per le donne boliviane. Tra i motivi “ammessi” per poter interrompere la gravidanza c’è anche quello della povertà della madre. Per mons. Scarpellini, “in Bolivia il valore della vita e la dignità della persona umana saranno d’ora in poi soggette all’impero delle organizzazioni internazionali economicamente più potenti”. Oggi come ieri, “continuano ad esserci nella società Erode e Pilato che macchiano le proprie mani con il sangue degli innocenti”. Il vescovo di El Alto, bergamasco di origine, ha definito “ipocrita” l’atteggiamento del presidente boliviano Evo Morales, che venerdì scorso, proprio nel giorno dell’approvazione del Codice penale, si è recato in visita in Vaticano da Papa Francesco. Molte organizzazioni pro vita e numerosi attivisti hanno protestato in questi giorni pubblicamente per la legalizzazione dell’aborto. Alcuni hanno messo in atto uno sciopero della fame.

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