Biotestamento: Bova (Forum sociosanitario), “pronti a tutelare la vita sempre. Eserciteremo l’obiezione di coscienza, affrontando le conseguenze”

“Occorrevano maggior calma e serenità nell’approvare la legge sul testamento biologico, accogliendo quegli emendamenti che potevano migliorarla e renderla ‘umana’”. Ad affermarlo è Aldo Bova, presidente nazionale del Forum sociosanitario cristiano, in merito all’approvazione della legge sul cosiddetto biotestamento. “Al di là delle parole adoperate – aggiunge -, il rapporto medico-paziente è divenuto mero rapporto contrattualistico, in cui, se il paziente, nel quadro del principio di autodeterminazione, stabilisce di porre termine alla sua vita, il medico è tenuto ad eseguire senza poter far valere la sua competenza, il suo giudizio, il suo voler essere accanto al sofferente e decidere al meglio per lui, insieme alla famiglia”.
Inoltre, “non viene contemplata la possibilità da parte del medico e dell’équipe curante di esprimere, come diritto costituzionale, la propria obiezione di coscienza, in relazione a decisioni di interruzione della vita, che non sono condivise per motivi etici, tecnico-professionali e religiosi – evidenzia il presidente del Forum -. Stesso discorso per le strutture religiose, che hanno nella loro essenza la difesa e la promozione della vita. A tal proposito, condividiamo in toto la decisione di don Carmine Arice, padre generale del Cottolengo, di esercitare nelle strutture del Cottolengo l’obiezione di coscienza, se si presenterà l’occasione”. Secondo Bova, “si è voluto forzatamente inquadrare la nutrizione e l’idratazione artificiali nella terapia medica, quando da parte di molti studi scientifici viene riconosciuta come sostegno vitale”. “Gli aderenti al Forum sociosanitario cristiano, in particolare medici e infermieri, dovendo scegliere, scelgono il Vangelo, che invita a tutelare la vita, sempre. Pertanto, davanti ad una decisione di un paziente di staccare la spina, quando c’è ancora da vivere, eserciteranno sempre l’obiezione di coscienza, affidandosi al Signore e pronti ad affrontarne le conseguenze. I martiri di Abitene dicevano: ‘Sine dominico non possumus’, noi diciamo: ‘Sine conscientia non possumus’”, conclude il presidente del Forum sociosanitario cristiano.

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