Papa Francesco: a gesuiti del Myanmar, “di fondamentalismi ce ne sono dappertutto”. Quello “cristiano nega l’Incarnazione”

“Di fondamentalismi ce ne sono dappertutto. E noi cattolici abbiamo ‘l’onore’ di avere fondamentalisti tra i battezzati”. Lo ha affermato Papa Francesco incontrando i gesuiti del Myanmar nel corso del suo ultimo viaggio apostolico. Secondo quanto riferisce padre Antonio Spadaro, riportando sull’ultimo numero de “La Civiltà Cattolica” la trascrizione delle due conversazioni avute dal Papa con i gesuiti di Bangladesh e Myanmar, Francesco ha definito il fondamentalismo “un atteggiamento dell’anima che si erge a giudice degli altri e di chi condivide la sua religione”. “È un andare all’essenziale – pretendere di andare all’essenziale – della religione, ma a un punto tale da dimenticarsi di ciò che è esistenziale. Dimentica le conseguenze”. Per il Papa, “gli atteggiamenti fondamentalisti prendono diverse forme, ma hanno il fondo comune di sottolineare molto l’essenziale, negando l’esistenziale”. “Il fondamentalista nega la storia, nega la persona. E – ha ammonito – il fondamentalismo cristiano nega l’Incarnazione”. Riferendosi al ministero di sacerdoti e vescovi, Francesco ha ribadito che “dobbiamo conoscere l’odore di pecora, per capire, comprendere e accompagnare, e le pecore devono percepire che emaniamo odore di Dio. E questa è la testimonianza. Oggi la missionarietà, grazie a Dio, non passa dal proselitismo”. Il Papa ha anche evidenziato che “una delle cose che il Signore rispetta è la libertà. Compresa la libertà di allontanarsi da lui, la libertà di peccare. Lui sta in silenzio e soffre. Sta zitto. Arriva a questo estremo”. E ha suggerito “prossimità, vicinanza” nelle situazioni in cui “le risposte intellettuali non servono”. Per “rispondere” ad una domanda esistenziale, ha consigliato il Papa, “avvicinati. Accompagna. Stai vicino. E lo Spirito Santo ti ispirerà che cosa puoi fare, che cosa puoi dire”. “Perché dire – ha esortato – è l’ultima cosa. Prima fare. Stare in silenzio, accompagnare, stare vicini”.

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