Biotestamento: ecco cosa prevedono gli articoli 1, 2, 3 e 4

La legge in materia di consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento (Dat) approvata oggi in Senato, si compone di otto articoli. L’articolo 1 si apre affermando “il diritto alla vita, alla salute, alla dignità e all’autoderminazione della persona” e stabilisce che “nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata”, su cui si basa “la relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico”. Al comma 5 si riafferma il principio che “ogni persona capace di agire ha il diritto di rifiutare, in tutto o in parte…qualsiasi accertamento diagnostico o trattamento sanitario”. Estremamente controverso è il passaggio in cui si definiscono “trattamenti sanitari” anche “la nutrizione artificiale e l’idratazione artificiale”. Nell’ambito del medesimo articolo un altro punto cruciale, non privo di ambiguità, è costituito dal comma 6. “Il medico – si legge nel testo – è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente di rifiutare il trattamento sanitario e, in conseguenza di ciò, è esente da responsabilità civile e penale. Il paziente non può esigere trattamenti sanitari contrari a norme di legge o alle buone pratiche clinico-assistenziali; a fronte di tali richieste il medico non ha obblighi professionali”. Peraltro (comma 9) “la piena e corretta attuazione” della legge resta in ogni caso a carico di “ogni struttura sanitaria pubblica o privata”. Il che implica, per esempio, l’impossibilità degli ospedali d’ispirazione cristiana di sottrarsi a pratiche eticamente inaccettabili.
L’articolo 2 si sofferma sulla necessità di un’appropriata terapia del dolore, da garantire anche nelle situazioni in cui il malato abbia rifiutato le terapie indicate dal medico. In particolare, nel comma 2, si esplicita il rifiuto dell’accanimento terapeutico.
Nell’articolo 3 viene affrontato il tema del consenso dei minori e delle persone incapaci. Nel primo caso sono i genitori ad esprimerlo; analoga impostazione nel secondo caso, che chiama in causa tutori e amministratori di sostegno, in relazione alla diversità delle situazioni e del grado di incapacità.
L’articolo 4 introduce le “disposizioni anticipate di trattamento” (Dat), con cui ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, “in previsione di un’eventuale futura incapacità di autodeterminarsi”, può esprimere “le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto rispetto ad accertamenti diagnostici o scelte terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari”. Secondo la legge, comunque, le “disposizioni” devono essere redatte “per atto pubblico o per scrittura privata autenticata ovvero per scrittura privata consegnata personalmente dal disponente presso l’ufficio dello stato civile del comune di residenza” (che “provvede l’annotazione in apposito registro, ove istituito”) o, in certi casi, presso le strutture sanitarie.

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