Famiglia Cristiana: giovedì 14 dicembre una giornata di digiuno e di sciopero dei giornalisti

Una giornata di digiuno e di sciopero dei giornalisti di “Famiglia Cristiana”, per esprimere preoccupazione per il futuro delle testate e dei propri posti di lavoro, “dopo quasi tre mesi di trattative, infruttuose, tra l’editore e il comitato di redazione sul rinnovo degli accordi integrativi aziendali”. È la decisione, presa all’unanimità, per la giornata di giovedì 14 dicembre, dall’assemblea dei giornalisti della Periodici San Paolo, che pubblica le testate “Famiglia Cristiana”, “Credere”, “Jesus” e “Il Giornalino”. “Purtroppo, l’autorevolezza e la qualità delle nostre riviste sono sempre più minacciate da una politica aziendale miope e di corto respiro che considera tutti i lavoratori, giornalisti e impiegati, soltanto una riga di costo del bilancio mortificandone la dignità professionale”, accusano i giornalisti, che aggiungono: “Con questo digiuno vogliamo denunciare con sgomento che l’azienda non ha alcuna idea seria e credibile di futuro, rappresentata dall’assenza di un piano industriale degno di questo nome, se non quella di tagliare lo stipendio dei giornalisti e impiegati imponendo solo tagli, sacrifici e umiliazioni”. “Con questo digiuno – proseguono – vogliamo dire no alla logica del ricatto da parte dell’azienda che vuole continuare ad agire, in maniera indiscriminata, sul taglio degli stipendi dei giornalisti e degli impiegati chiedendo un impegno di lavoro quasi triplicato”. E ancora: “Con questo digiuno vogliamo respingere con forza il pregiudizio aziendale che ci considera dei privilegiati e degli irresponsabili dopo quattro anni di ammortizzatori sociali: solidarietà e cassa integrazione. Abbiamo visto vicedirettori costretti a dimettersi o collocati in cassa integrazione a zero ore. Abbiamo visto un’intera redazione costretta a subire una pesantissima decurtazione dello stipendio per evitare il licenziamento di sette colleghi alla vigilia del Natale 2015”. “Con questo digiuno – concludono – vogliamo gridare tutta la nostra indignazione perché, a causa dell’atteggiamento di questa dirigenza, è venuto meno lo spirito di collaborazione tra credenti laici e consacrati sancito dal Concilio Vaticano II e che fino a qualche anno fa, pur nella diversità di vedute, è stato vissuto con successo all’interno della Periodici San Paolo”.

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