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Università Cattolica: card. Ravasi (Pcc), "il secolo scorso ci ha lasciato in eredità un nuovo modello umano". "Offrire percorsi formativi ai nativi digitali" | AgenSIR

Università Cattolica: card. Ravasi (Pcc), “il secolo scorso ci ha lasciato in eredità un nuovo modello umano”. “Offrire percorsi formativi ai nativi digitali”

(Milano) “Il secolo da poco concluso sembra averci lasciato in eredità un nuovo fenotipo antropologico, un nuovo modello umano. Ma anche qui risuona la prima e fondamentale domanda della Bibbia: Adamo dove sei? Uomo dove sei?”. È da questa premessa che ha preso il via la lectio magistralis del card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la cultura (Pcc), intervenuto a Milano all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Cattolica. Per Ravasi ci troviamo in un’epoca in cui la nuova scienza contemporanea esprime in forma nuova questa domanda fondamentale sull’umano. “Pensiamo cosa significhino gli interventi della genetica sul Dna – ha spiegato il porporato –, le neuroscienze, gli interventi sul cervello e sulla mente, l’intelligenza artificiale. Ci troviamo di fronte a nuovi modelli umani che non sono umani”. Da qui la riproposizione di domande e interrogativi. “Queste – ha aggiunto – sono grandi domande della scienze, ma anche della stessa comunità umana”. Due le questioni chiave su cui Ravasi ha invitato a riflettere: il tema della libertà dell’uomo – “sempre più spesso strattonata” – e quello della relazione tra uomini e con Dio. Temi su cui il presidente del Pontificio Consiglio per la cultura torna nel suo ultimo libro intitolato proprio “Adamo, dove sei?” edito da “Vita e Pensiero”, la casa editrice dell’Ateneo del Sacro Cuore, in uscita in questi giorni. Infine, a margine del suo intervento il card. Ravasi, si è soffermato sul ruolo dell’Università Cattolica auspicando anche una maggior collaborazione con il Dicastero da lui presieduto. “La cultura digitale – ha concluso – ha creato un’infosfera in cui gli adolescenti sono immersi, in cui ci sono milioni di informazioni di fronte a cui ragazzi e giovani – i cosiddetti nativi digitali – sono indifesi. Per questo è necessario lavorare a percorsi formativi per dar loro gli strumenti per muoversi in questo panorama omnicomprensivo”.

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