Sviluppo sostenibile: mons. Tomasi (Santa Sede), “compartecipare risorse, capacità, educazione”

La Populorum progressio, enciclica scritta da Papa Paolo VI nel 1967, è “un documento profetico che non condanna mercato e profitto ma vede l’economia a servizio del bene di ogni persona, al centro del processo. Tutte le altre strutture – banche, commercio, educazione – devono essere convogliate per far fiorire la persona umana”. Lo ha affermato ieri mons. Silvano Maria Tomasi, nunzio apostolico e membro del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, nel corso del convegno “La carità motore di tutto il progresso sociale” promosso dalla Provincia Italia dei Fratelli delle Scuole cristiane (Istituto Pio IX di Roma) in collaborazione con la Fao e la Missione permanente di Osservazione della Santa Sede presso le Organizzazioni delle Nazioni Unite per l’alimentazione. Da quando il documento è stato pubblicato, “se fossero state avviate misure di sviluppo in paesi appena decolonizzati”, ha sottolineato Tomasi, “sarebbero ora capaci di camminare con le loro gambe e non saremmo costretti a vedere migliaia di cittadini rischiare la vita al di fuori del loro contesto”. Proprio sulle migrazioni, il nunzio ha osservato che “dobbiamo fare i conti con quanto causiamo con questi squilibri economici non partecipando tecnologie, capacità e rimanendo chiusi in noi stessi”. La solidarietà resta la strada: “Compartecipare risorse, capacità, educazione come strada maestra verso l’autonomia”. Per Tomasi, bisogna “lavorare per ridurre il gap tra ricchi e poveri, perseguire obiettivi sostenibili per creare migliori condizioni di vita per tutti”. “Paolo VI nella sua enciclica ha studiato il tema della fame con lungimiranza e la sua fotografia, degli anni ‘60, non ha perso validità”, ha rilevato mons. Fernando Chica Arellano, Osservatore permanente della Santa Sede presso le Organizzazioni e gli Organismi delle Nazioni Unite. “È urgente educare ma non solo a condividere – ha ammonito – quanto a risparmiare, alla sobrietà, a non sciupare, non gettare il cibo, lottare contro il consumismo sfrenato. Vincere con giustizia e solidarietà”. Per mons. Arellano, “l’amore resta l’unico strumento per sconfiggere la povertà, come ha ricordato Papa Francesco lo scorso 16 ottobre in visita alla Fao”. Si tratta di “guardare all’altro come un fratello perché un fratello non lascia l’altro morire di fame”.

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