Immigrazione: don Soddu (Caritas), “in Europa declino inesorabile dei diritti umani. Anche i progressisti usano linguaggio e misure restrittive”

Foto Siciliani-Gennari/SIR

“L’urgenza di una risposta alle migrazioni dall’Africa” attraverso l’esternalizzazione delle frontiere in Nord Africa “non può indurre a soluzioni che, al di là della loro impraticabilità, si muovono su un terreno pericoloso sul fronte del rispetto dei diritti umani”: è il monito di don Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana, intervenuto oggi a Roma alla presentazione del Rapporto sulla protezione internazionale 2017. “Purtroppo ciò che un tempo costituiva l’azione sporadica e solitaria di singoli governi, volta a tenere lontano dai confini nazionali i migranti – ha osservato don Soddu -, oggi viene messa a sistema dall’Unione europea. Ormai si registra un declino inesorabile che sta indebolendo progressivamente anche la cultura dei diritti umani”. “Per arginare queste derive xenofobe, i tradizionali partiti e movimenti progressisti – ha fatto notare – hanno iniziato ad adottare lo stesso linguaggio, talvolta le stesse misure restrittive, utilizzate dai loro avversari politici. Per combattere l’ascesa di partiti e movimenti con approcci e idee – spesso anche velate e sottese – razziste, xenofobe o discriminatorie, dunque, stanno mettendo in atto misure lontane dalla loro storia e dalla loro identità”. Don Soddu ha denunciato “una omologazione verso il basso che porta l’azione politica a trattare con sgradevole sufficienza tutto ciò che ruota intorno ai diritti umani, spesso considerati diritti di serie b che vengono dopo gli interessi nazionali, per non dire elettorali”. Anche le varie iniziative che hanno caratterizzato l’agenda europea sull’immigrazione nel 2017 sono, a suo avviso, “il prodotto di questo clima quasi da ‘caccia alle streghe’”. Mentre in Italia “il sentimento sempre più diffuso di ostilità ci preoccupa fortemente e deve farci interrogare anche sulla nostra effettiva capacità di costruire comunità e di alimentare e promuovere una cultura della solidarietà”. “O si agisce sul piano culturale – ha sottolineato – cercando di recuperare quei valori etici che sono il fondamento della cultura europea e cristiana, o difficilmente riusciremo ad emanciparci dall’immobilismo”.

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