Pena di morte: Impagliazzo (Comunità S. Egidio), “non tiene lontana la cultura di morte ma normalizza la violenza”

“Abbiamo promosso quest’incontro allo scopo di esplorare ogni strada che conduca all’eliminazione della pena capitale. Ma non solo. Anche per esprimere la nostra preoccupazione per l’aumento delle esecuzioni extragiudiziali, per il persistere dei linciaggi, per l’incremento del numero delle armi in circolazione, per accendere l’attenzione sulle pessime condizioni carcerarie in tante parti del mondo”. Esordisce così Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, nella relazione introduttiva al X Incontro internazionale dei ministri della Giustizia “Un mondo senza pena di morte”, promosso oggi a Roma, presso la Camera dei deputati, da Comunità Sant’Egidio, ministero degli Affari esteri e Confederazione svizzera.” In un mondo in cui la paura diviene la cifra del quotidiano – osserva Impagliazzo – , la pena di morte sembra la risposta più sensata a tutto ciò che si teme e si rifiuta. Ma essa non tiene lontana da noi la cultura della morte, anzi finisce per introdurla nelle nostre proprie mura, nella nostra stessa casa”. “Con la pena capitale – avverte – il nemico ha vinto, perché è entrato dentro di noi. Se a una violenza che si manifesta in maniera preoccupante rispondessimo con una violenza analoga, per quanto di segno opposto, e per quanto legalizzata, non faremmo che banalizzare lo spargimento di sangue”; “non staremmo demonizzando la violenza; piuttosto finiremmo per normalizzarla”.

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