Papa n Myanmar: incontro privato interreligioso, “siamo fratelli”, “pace è armonia e dialogo nelle differenze”. No a “colonizzazione culturale”

(Foto L'Osservatore Romano (www.photo.va) / SIR)

“Come è bello che i fratelli siano uniti”. Il Papa è partito da questo salmo, nel discorso pronunciato in spagnolo, a braccio, nel corso dell’incontro con i leader religiosi avvenuto questa mattina alle ore 10 locali (ore 04.30 di Roma) nel refettorio dell’arcivescovado di Yangon. “Uniti non vuol dire uguali”, ha precisato Francesco, perché “l’unità non è uniformità, nemmeno all’interno della stessa confessione. Ognuno ha i suoi valori, le sue ricchezze e anche i suoi difetti. Siamo tutti differenti e ogni confessione ha le sue ricchezze, le sue tradizioni da condividere”. “Soltanto così si può vivere in pace”, ha ammonito il Papa, “e la pace si costruisce armonizzando le differenze. L’unità si fa sempre con le differenze”. “La pace è armonia”, ha sintetizzato il Papa stigmatizzando la “colonizzazione culturale”, cioè “la tendenza mondiale verso l’uniformità, ad essere tutti uguali”, che “uccide l’umanità”. “Dobbiamo comprendere la ricchezza delle nostre differenze – etniche, religiose, popolari – perché da queste differenze nasce il dialogo”, la proposta di Francesco, che ha esortato ad essere “come fratelli che aiutano a costruire questo paese, che anche geograficamente possiede tante ricchezze e tante differenze. La natura in Myanmar è così ricca di differenze: non abbiamo paura delle differenze. Il nostro Padre è uno, noi siamo fratelli. Comportiamoci da fratelli, se discutiamo tra di noi, facciamolo come fratelli, che sempre si riconciliano, che tornano sempre ad essere fratelli”. “Solo così si costruisce la pace”, ha ripetuto Francesco ringraziando i presenti all’incontro privato in arcivescovado.

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