Honduras: incertezza sulle elezioni presidenziali. L’oppositore Nasralla in vantaggio, ma cala il silenzio sullo scrutinio

È avvolto nell’incertezza e lo sarà almeno fino a giovedì l’esito delle elezioni presidenziali in Honduras, dove si è votato domenica scorsa. Il Tribunale speciale elettorale (Tse) ha finora comunicato i risultati relativi al 58% circa delle sezioni, nelle quali è in vantaggio il candidato del cartello delle opposizioni, il presentatore televisivo Salvador Nasralla, con poco più del 45% dei voti. Il presidente uscente Juan Orlando Hernández, del Partido nacional, già autore del colpo di Stato del 2009, eletto nel 2013 e ricandidato nonostante la Costituzione non preveda la possibilità di un secondo mandato, è fermo al 40%. Ma a mancare sono soprattutto le sezioni rurali, dove Hernández appare più forte. Soprattutto, si nutrono dubbi sull’effettiva neutralità del Tribunale speciale elettorale, controllato dal Governo. Numerosi, domenica scorsa, gli osservatori internazionali che hanno vigilato sulle operazioni di voto, che si sono svolte senza momenti di tensione e violenza. Ma il rinvio del completamento dello scrutinio suscita più di qualche sospetto. Nasralla si è autoproclamato vincitore ed ha invitato i suoi sostenitori a scendere in piazza e a presidiare la sede del Tse.
Non si registrano al momento commenti da parte della Chiesa e di singoli vescovi. Nelle scorse settimane la Conferenza episcopale honduregna aveva diffuso una nota dedicata alle elezioni, nella quale si sottolineava “l’opportunità di preparare un futuro migliore per l’Honduras”. Il documento era articolato in quattro punti: ripristinare la politica, la democrazia, il diritto e la speranza. In particolare, si scriveva che ripristinare la democrazia è “la prima condizione è la libertà; ciò significa non subire pressioni o ricatti e avere elementi e informazioni sufficienti per individuare le caratteristiche di onestà, legalità e legittimità, o la mancanza di queste, in ciascuno dei candidati. Da questo dipende la condizione di autenticità che deve caratterizzare qualsiasi processo elettorale”.

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