Europa: Cox, “chi cercasse uniformità o omogeneità, ucciderebbe l’Ue”. “La questione è costruire ponti e non barriere”

“Chi cercasse un modello di unità che vuole uniformità o omogeneità, ucciderebbe l’Unione europea. Quest’idea di unità ma non uniformità è la guardiana contro l’eccesso di perfezionismo che vuole l’omogeneità”. Lo afferma l’irlandese Pat Cox, parlamentare europeo dal 1988 al 2004, in un’intervista al Sir nella quale traccia un bilancio di “(Re)thinking Europe”, il dialogo svoltosi in Vaticano nei giorni scorsi per iniziativa di Comece e Santa Sede al quale ha partecipato. “È stato sorprendente constatare quanto simili siano stati i temi emersi – rivela Cox raccontando l’esperienza vissuta – nonostante la diversità di provenienze e prospettive dal punto di vista geografico, ma anche confessionale e linguistico, dei loro componenti”. “L’Europa non è là fuori, è qui dentro e dobbiamo capire che noi siamo gli europei e questo è il nostro terreno comune”, aggiunge, osservando che “ho percepito un ‘appetito’: voler continuare questo confronto ciascuno a casa propria, nel proprio Paese”. Secondo Cox, “non è sempre la cosa più facile da fare, raccogliere un simile gruppo di persone al di fuori di un’istituzione politica, come il Parlamento europeo che è progettato per fare ciò”. “C’è una peculiarità nel radunare tutta questa diversità in un unico confronto. Qualsiasi siano le sue imperfezioni – sottolinea – esso può essere percepito come un nutrimento ed è parte di uno sforzo comune”. Per l’ex europarlamentare, “non abbiamo nemmeno bisogno di nuove idee. Penso la questione di fondo sia veramente costruire ponti e non barriere”.

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