Settimana sociale: mons. Santoro (Cei), “la vita delle nostre comunità non può limitarsi a catechesi, liturgia, processioni e benedizioni”. Appello alla “responsabilità” politica

(dall’inviata a Cagliari) “Istituzionalizzare, rendendolo periodico, attraverso incontri ad hoc, un aggiornamento del progetto Cercatori di LavOro, un rilancio deciso del Progetto Policoro, affinché i nostri Uffici e Commissioni di pastorale sociale aiutino le migliori buone pratiche ad emergere e ad imporsi come modelli positivi, istituendo processi di democrazia partecipativa e deliberativa che provochino chi ha le redini politiche ed economiche, con proposte concrete, sulla base della dottrina sociale della Chiesa, coinvolgendo tutti gli uomini di buona volontà. Questo in vista di quella ecologia integrale tante volte invocata da Papa Francesco nella Laudato si’”. Sono alcuni passi concreti del “cantiere aperto” che si è inaugurato a Cagliari – con le proposte consegnate al presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e al presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani – raccomandati da mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali, a conclusione della 48ª edizione tenuta in questi giorni a Cagliari.
“Ogni conversione culturale, come verifichiamo nella conversione religiosa, accade in forza di qualcosa che viene prima della economia e della politica”, l’invito a proposito dello “sviluppo della nostra presenza nella società”, in cui “è chiamato in causa lo spessore della esperienza vitale delle nostre comunità parrocchiali, degli istituti religiosi, di associazioni, movimenti, servizi e altre forma di aggregazione laicale”. “Non possiamo chiedere la novità alla politica se non la viviamo prima noi”, ha affermato Santoro tra gli applausi: “Prima di ogni azione sociale o politica c’è uno spessore ecclesiale da vivere come luogo in cui la vita è rigenerata nell’appartenenza al mistero di Cristo e della Chiesa”. Di qui “la responsabilità della comunità cristiana, e in particolare dei fedeli laici in campo sociale e politico come ci sollecita la grande lezione del Vaticano II sino al IV capitolo della Evangelii Gaudium”. “La Chiesa non è un’agenzia di collocamento sociale”, come ha detto il card. Bassetti, “ma è anche vero che la vita delle nostre comunità non può limitarsi alla catechesi, liturgia, processioni e benedizioni”, ha aggiunto il vescovo salutato anche qui da un applauso degli oltre mille convegnisti.

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