Settimana sociale: mons. Santoro (Cei), “in ogni diocesi un gruppo di collegamento tra cattolici impegnati in politica”

(dall’inviata a Cagliari) – “In ogni diocesi potrebbe strutturarsi organicamente un gruppo di collegamento tra cattolici impegnati in politica stimolato ed animato dall’iniziativa degli Uffici e delle Commissioni per i problemi sociali, del lavoro, giustizia, pace e custodia del creato, riprendendo le proposte di questa Settimana”. Così mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e presidente del Comitato scientifico e organizzatore, ha concluso i lavori di Cagliari. “In tutte le diocesi appare necessario costituire e rinnovare l’impegno per la pastorale sociale intesa come fonte e mezzo di evangelizzazione”, l’invito: “Qualora le diocesi non abbiano questi organismi essi vanno costituiti anche grazie all’apporto di laici competenti ed impegnati con grande disponibilità secondo lo spirito del IV capitolo della Evangelii Gaudium”. “Questo coinvolgimento delle migliori energie positive dei nostri territori, questo muoversi del Popolo come soggetto aiuterà a far nascere nuove leadership che contribuiscano ad una rinnovata politica come presenza laicale nelle attività temporali in fedeltà alla attuazione dei principi costituzionali”, ha assicurato Santoro. Il metodo raccomandato è quello sinodale, che consenta un raccordo tra le varie realtà del mondo cattolico ma coinvolga anche “persone di buona volontà anche se provengono da esperienze culturali differenti”, come è già accaduto con il contributo dei parlamentari cattolici nella stesura della nostra Costituzione. Il popolo cattolico, in altre parole, per Santoro è chiamato a raccogliere “la sfida della realtà” e a promuovere “la formazione di uno strumento di coordinamento che possa incidere sulla politica nella prospettiva di una conversione culturale e di una rinnovata presenza dei cattolici nella società come ci è indicato dai ripetuti interventi del Santo Padre e del presidente della Conferenza episcopale italiana”. “I problemi sociali e i drammi della gente non sono per noi una nicchia in cui il potere economico tenta di confinarci lasciando a tutt’altra logica la struttura portante della società nei suoi elementi culturali, economici e politici”, ha detto Santoro, secondo il quale “l’asse portante della nostra società non può essere lasciato in mano all’attuale modello di sviluppo, non può vedere assenti o insignificanti i cattolici”. “La rilevanza pubblica dei cattolici deve svilupparsi sino ad incidere sui problemi vitali delle persone e della società, quali il lavoro, la famiglia, la scuola, la difesa della salute, dell’ambiente e dei migranti”, ha suggerito. L’opzione preferenziale per i poveri e l’attività caritativa sono altri cardini dell’agire della Chiesa, ma “siamo chiamati a prevenire con consapevolezza diffusa le cause culturali, sociali ed economiche che fanno nascere questi drammi”, ha concluso Santoro, “senza evitare opinioni diverse pur legittime nello sviluppo delle risposte ai vari bisogni, ma integrandole in luoghi di confronto, momenti di un processo che aiutino ad attuare i principi evangelici non solo a proclamarli”.

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