Settimana sociale: mons. Santoro (Cei), centrale il tema del “lavoro degno”, tra le “criticità” il rapporto tra i giovani e il lavoro

(dall’inviata a Cagliari) “L’aspetto centrale del nostro convenire è stato il senso del lavoro che si identifica con il lavoro degno”. Lo ha ricordato mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali, tracciando le conclusioni della Settimana sociale di Cagliari. “La dignità del lavoro è la condizione per creare lavoro buono: bisogna perciò difenderla e promuoverla”, ha proseguito citando il videomessaggio del Papa con cui si sono aperti i lavori: “Sono state sempre presenti dinanzi ai nostri occhi i volti delle persone, di chi non ha lavoro, di chi non lo ha più, di chi rischia di perderlo, di chi ha un lavoro precario o non degno perché incapace di sostenere il costo della vita e della famiglia”. “La testimonianza di Stefano Arcuri marito della bracciante Paola Clemente, morta mentre lavorava nei campi – ha detto il vescovo – ci ha tenuti con fiato sospeso ed ha mostrato la ferita che ci lacera il cuore quando il lavoro non è per la vita, ma per la morte. Per lei e per tutte le vittime del lavoro la nostra preghiera e il silenzioso omaggio di questa assemblea”. “Il lavoro risponde al bisogno della persona, alle sue esigenze fondamentali che sono di pane, di realizzazione, di significato, di giustizia, di felicità, di infinito”, ha detto Santoro soffermandosi sul rapporto del lavoro con la dottrina sociale della Chiesa: “Per questo obiettivo vale la pena il sudore quotidiano, la fatica e il sacrificio, ma anche il giusto riposo perché il lavoro non si trasformi in idolo”. “Senza il riposo ogni lavoro è schiavitù”, e il frutto del lavoro “può essere goduto solo se lasciamo uno spazio libero di non lavoro e di festa, e questo abbiamo il diritto dovere di farlo particolarmente nel giorno del Signore”. “Nel lavoro fatto con un senso, e quindi ben fatto, si costruisce la persona, la famiglia, la società portando avanti l’opera creatrice di Dio”, ha proseguito il presule, sottolineando che durante i lavori “abbiamo preso in considerazione le più evidenti criticità e tra loro innanzitutto quella che riguarda il rapporto giovani e lavoro e quindi la distanza tra sistema educativo e mondo del lavoro, il lavoro delle donne, il lavoro e la cura della casa comune, il lavoro malsano, pericoloso e le altre criticità del lavoro. Ce lo hanno fortemente e artisticamente documentato la mostra e il docufilm”. Tra le cause della disoccupazione e delle varie criticità messe in evidenza dagli esperti, figurano “investimenti senza progettualità; finanza senza responsabilità; tenore di vita senza sobrietà; efficienza tecnica senza coscienza; politica senza società; rendite senza ridistribuzione; richiesta di risultati senza sacrifici”.

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