Settimana sociale: Virgili (biblista), “senza un patto sociale il lavoro diventa ansia di potere per i ricchi e precarietà assoluta per poveri”.

(dall’inviata a Cagliari) “Chi non ha lavoro è come morto”. Lo ha detto la biblista Rosanna Virgili, nella meditazione biblica con cui si è aperta la terza giornata della Settimana sociale di Cagliari: “Non ha più spazio Abele perché Caino ha posto su di esso un titolo di proprietà. Questo è il dilemma della proprietà, molto condizionante nella generale economia del lavoro”, ha proseguito. “E se chi non ha proprietà è estremamente condizionato circa il lavoro, tutti i nullatenenti, i poveri, i migranti si trovano ad affrontare una fatale precarietà”, fin dalla Genesi: Abele, così, “diventa il simbolo di tutti gli scartati del mondo. E di tutti quelli che vengono sfruttati come manodopera senza che possano godere dignitosamente del frutto del proprio lavoro, come Dio godeva delle sue creature, nate dalle sue mani. Abele sono gli ebrei schiavi in Egitto; essi erano divenuti un incubo per Faraone, benché avessero, orami, un usus soli da ben 430 anni!”. “Senza il riposo ogni lavoro è schiavitù, furto dell’anima, malattia mortale, accecamento di umiliazione o di esaltazione”, ha ammonito Virgili a proposito della schiavitù del popolo di Israele in Egitto: “La schiavitù stupra la vita intera passando per il lavoro. Senza un patto politico e sociale, senza una scheletratura etica, il lavoro ha perso il senso e lo scopo della solidarietà ed ha portato alienazione”, la denuncia: “È diventato ansia di potere per i ricchi e precarietà assoluta per i poveri. Una economia sciagurata che spezza creato e creature, trasformando il giardino in un inferno”.

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