Settimana sociale: Virgili (biblista), “Dio si fa corpo attraverso il lavoro di una donna”

(dall’inviata a Cagliari) “Dio si fa corpo attraverso il lavoro di una donna: Maria, lei chiamata da un’antifona antica: dignitas terrae, Sabato di Dio”. A farlo notare è stata Rosanna Virgili, nella meditazione biblica con cui si è aperta la terza giornata della Settimana sociale. “Lavoro di grazia, fuori da ogni possibile logica di prestazione”, ha commentato la biblista a proposito del ruolo della donna nel racconto della Genesi: “L’umanità ha, adesso, in mano il ‘seme’ dell’opera di Dio e può decidere: se usare il lavoro per produrre un idolo di sé stesso, vendendo e comprando – oppure per coltivare e custodire il giardino globale – e donato – della vita: la terra che è di Dio, quindi di tutti”. “Il teatro dell’incarnazione è quello della storia”, ha affermato Virgili, in cui “il lavoro sarà la facoltà più decisiva, pari quasi a quella di Dio”. “Facciamo l’essere umano”, disse Dio il sesto giorno, “frutto finale del suo lavoro libero e creativo”: il Dio creatore “si rivela Comunione, primigenia Trinità”, ha commentato la biblista, “tanto che l’opera fatta a sua immagine e somiglianza è proprio la creatura sessuata: ‘maschio e femmina li creò e Dio vide che era cosa bella’”. Nella prospettiva biblica, quindi, “la vita è un lavoro d’amore, e “la natura cooperativa dell’opera di Dio è un messaggio importante per l’uomo: nessun lavoro si fa da soli, ma sempre: in ‘due o più’; questo criterio animerà anche l’opera di salvezza di Dio per Israele e quella di Gesù verso la Chiesa: nel primo caso Dio chiamò Mosè come suo primo collaboratore; nel secondo Gesù chiamò dei pescatori, delle donne e persino qualche buon pubblicano peccatore”. “Il lavoro chiede di provare e riprovare, vuole le braccia e l’intelletto, il cuore e la ragione critica ed auto-critica”, ha fatto notare la biblista: “Perfino da parte di Dio. Vedendo Adam chiuso alla vita, lo abbraccia e lo riapre, rubando l’intimo segreto di quel fango insufflato di spirito, per fabbricare la donna. La donna è la ‘costruita’ e la costruttrice (di figli): nella sua matrix il brand della creatura: una goccia di sperma che in lei si trasforma in 248 diverse membra del corpo!”. Alla donna, così, spetta “il sublime destino di raccogliere il testimone del Creatore: la ‘fabbrica’ della vita, opera somma, a cui la fatica dell’uomo si appaia e si unisce: il frutto del sudore dell’uomo, servirà a sfamare i bambini! Ed ecco la vocazione della madre e del padre: partorire figli – l’una – far partorire la terra, l’altro, per nutrire il futuro, per aprire spazi a quei processi ignoti di vita che sono i figli. Nel Nuovo Testamento Dio stesso si farà “figlio”.

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