Settimana sociale: Rossini (Acli), “differenziare i percorsi di formazione per permetterci di creare maggior valore per i giovani”

(dall’inviato a Cagliari) – “Dai delegati, rispetto al tema dei giovani, la formazione e il lavoro, emerge la necessità di differenziare i percorsi che esistono per permetterci di creare maggior valore per i giovani, attraverso il tema delle competenze”. Lo ha affermato questa mattina Roberto Rossini, presidente delle Acli, presentando sinteticamente nella tavola rotonda “Giovani, scuola, formazione, lavoro” gli esiti di 33 tavoli di lavoro di svolti ieri da 330 delegati alla 48ª Settimana sociale dei cattolici italiani in corso Cagliari. Tra i fattori chiave per il successo nella creazione di lavoro ci sono: creazione di reti locali; valorizzazione delle presenze sul territorio; alternanza scuola-lavoro; scambio intergenerazionale, con la scoperta per esempio del maestro; orientamento, in termini di scelte di lavoro; formazione professionale e continua; educazione all’etica del lavoro; internazionalità e globalizzazione. In sintesi, “il lavoro non è più un fatto esclusivamente individuale ma il contesto obbliga a fare determinate scelte così come i legami possono rappresentare opportunità”. Tra le cose da fare come cittadini per il “buon lavoro” i delegati hanno indicato: senso civico, cittadinanza attiva e responsabilità personale; consumo responsabile; responsabilità della comunità cristiana; l’attenzione alla parola “lavoro” non scindendo tra quello manuale e quello intellettuale; l’informare e l’informarsi. In sostanza, ha commentato Rossini bisogna “passare alle tante idee di lavoro a nuove sintesi, tenendo conto che la realtà è una”. Infine le indicazioni alla politica: potenziare le politiche attive e di orientamento; favorire le buone pratiche etiche; defiscalizzare; semplificare la burocrazia pur nella legalità; attuare la parità scolastica; realizzare un part-time verso la fine della carriera lavorativa. Ma attorno ai tavoli si è parlato anche di pensioni e servizio civile universale obbligatorio. “Emerge il desiderio di collegare la teoria alla pratica, la conoscenza al lavoro, il talento al mestiere”, ha rilevato Rossini facendo riferimento soprattutto alla formazione professionale. A queste indicazioni, si sono aggiunte le sollecitazioni di suor Carla Carelli del Cios di Cinisello Balsamo che ha denunciato come “da Roma in giù la formazione professionale non c’è o non funzione”. Invece “va diffusa e resa più solida”. Irene Ioffredo, una delle giovani impegnate nel progetto dei “Cercatori di lavOro” che hanno individuato le “buone pratiche” in giro per l’Italia ha invece condiviso il fatto che “sono poche quelle arrivate dal mondo dell’istruzione e una sola dall’università”. “Nei giovani – ha aggiunto – c’è disorientamento, avvertono un mancato accompagnamento e l’assenza di un confronto generazionale”.

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