Settimana sociale: p. Benanti (Gregoriana), oggi abbiamo a che fare con la “macchina sapiens”

(dall’inviata a Cagliari) Oggi, nel mondo del lavoro, dobbiamo fare i conti con la “macchina sapiens”, che “interagisce con l’uomo e supera il modello del mero determinismo”. Lo ha detto padre Paolo Benanti, docente alla Pontificia Università Gregoriana, intervenendo alla tavola rotonda su “Il senso del lavoro umano e le sfide dell’innovazione”, in corso nella terza giornata della Settimana sociale di Cagliari. “Alla classica distinzione tra naturale e artificiale – ha spiegato – si affianca oggi l’introduzione dell’elemento sintetico, che è la categoria dove si collocano l’intelligenza artificiale e le macchine automatiche”. La “macchina sapiens”, ha fatto notare Benanti, “si adatta, evolve, muta, così come l’homo sapiens ha fatto fino adesso. Non solo: legge la realtà, la racconta e così ci fa stare insieme in maniera differente”. Negli Usa, uno dei dati citati dal relatore, “un’intelligenza artificiale media produce una diagnosi medica migliore di un medico medio”. E’ la “nuova materia del lavoro sui dati”, che fa sì che “più si lavora sui dati, più una serie di lavori saranno svolti meglio non dall’uomo ma dalle macchine”. Il lavoro sui dati, in altre parole, “supporta i sistemi informatici che lavorano meglio e con meno costi”: in questo modo, il grido d’allarme, “i lavori meglio pagati rischiano di scomparire dal nostro sistema sociale”. E’ questa, per Benanti, la “prima questione” da affrontare, per capire a fondo l’impatto e la portata delle innovazioni tecnologiche sul lavoro. La proposta è quella di “impostare le traiettorie delle trasformazioni”, scongiurando il rischio che “certe decisioni, fino ad ora affidate all’uomo, vengano affidate alle macchine in nome di un’efficienza produttiva”.

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