Settimana sociale: le quattro proposte della Chiesa italiana al governo

(dall’inviata a Cagliari) Pir (Piani individuali di risparmio), appalti, Iva, formazione e lavoro. Sono gli ambiti delle quattro proposte presentate oggi al presidente del Consiglio dei Ministri, Paolo Gentiloni, da Sergio Gatti, vicepresidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali, a nome della Chiesa italiana.”Rimettere il lavoro al centro dei processi formativi”, recita la prima proposta indirizzata al governo, che parte dal presupposto che “per ridurre ulteriormente e in misura più consistente la disoccupazione giovanile, occorre intervenire con gli incentivi all’assunzione e in modo strutturale rafforzando la filiera formativa professionalizzante nel sistema educativo italiano”. In secondo luogo, occorre “canalizzare i risparmi dei Pir (Piani individuali di risparmio) anche verso le piccole imprese non quotate che rispondano ad alcune caratteristiche di coerenza ambientale e imprese sociali”. Strategico, inoltre, il tema degli appalti, il 60% dei quali viene ora, nonostante la riforma del settore, appaltato attraverso il voto dello Stato al massimo ribasso. “Accentuare il cambio di paradigma del Codice dei contratti pubblici potenziando i criteri di sostenibilità ambientale”, la terza proposta della Settimana sociale di Cagliari al governo: “Inserendo tra i criteri reputazionali i parametri di responsabilità sociale ambientale e fiscale con certificazione di ente terzo” e “varando un programma di formazione delle Amministrazioni sul nuovo Codice”. L’ultima proposta si prefigge come ambito di azione quella che da molti addetti ai lavori è considerata la giungla dell’Iva, con aliquote che variano dal 4%, al 10%, al 22%. “Rimodulare le aliquote Iva per le imprese che producono rispettando criteri ambientali e sociali minimi, oggettivamente misurabili, a saldo zero per le finanza pubblica”, il testo della quarta proposta, “anche per combattere il dumping sociale e ambientale”. Il primo problema, in Italia, è infatti quello dell’erosione della base fiscale, ma ormai esistono metriche ben precise e criteri idonei a valutare la qualità del lavoro: ne è un esempio il “rating di legalità”, che lo Stato può adottare per valutare la sostenibilità delle filiere sul piano sociale e ambientale, tramite una graduatoria di merito che varia da una a tre stelle.

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