Settimana sociale: “Il Post” per il Sir di don Bruno Bignami (Cei). Patto tra le generazioni per il lavoro

Pubblichiamo “Il Post” quotidiano che il Sir dedica, ogni giorno, alle riflessioni che emergono alla 48ª Settimana Sociale. Un punto per fare sintesi delle “potenzialità” di queste giornate. Autore odierno: don Bruno Bignami, vicedirettore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Cei.

La Settimana sociale dedica questa terza giornata all’ascolto. Come sempre, è la Parola a rimettere in cammino l’assemblea. La riflessione di Rosanna Virgili ha condotto i presenti tra la precarietà di Abele, la forza generatrice della donna e la bellezza della manualità artistica. Il mondo biblico parla il linguaggio del lavoro umano.

Il cuore della mattina ha visto protagonista il sociologo Mauro Magatti, segretario del Comitato Scientifico. La sua relazione ha messo al centro l’esigenza di un rinnovato patto tra le generazioni.

Veniamo da un’Italia che, a partire dagli anni ‘80, si è ripiegata su di sé in nome di un individualismo improduttivo. La recente crisi economica e le trasformazioni tecnologiche del lavoro esigono ora un cambio di paradigma. Si tratta di mettersi in ascolto dei germogli di una nuova primavera che è alle porte. È tempo di semina e non di raccolto: ci sono ragioni per sperare.

Di fronte al bivio che vede da una parte lo sfruttamento e la disuguaglianza perpetrata e dall’altra un nuovo modello di sviluppo, non c’è alternativa. Tre strade possono guidarci. La prima viaggia sulla capacità di tenere insieme le diverse dimensioni dell’umano: non basta né il sapere puramente teorico né solo quello pratico. L’educazione va compresa come bene comune. La seconda strada è quella di costruire un sistema favorevole a chi crea lavoro. La terza, infine, è “il passaggio dall’economia della sussistenza a quella dell’esistenza”, secondo una felice espressione di Magatti. Il lavoro va umanizzato. Per farlo, non basta una generica ripresa economica, ma

serve uno sforzo straordinario di accompagnamento dei giovani.
L’assurdo in cui ci troviamo è che, oggi in Italia, chi ha il patrimonio non investe, mentre chi vuole investire non può farlo perché non dispone di risorse. Da qui l’idea del patto tra le generazioni. I patrimoni siano messi in circolo per offrire occasioni ai giovani. Ciò vale anche per la Chiesa! La transizione in corso può davvero farci ripartire con slancio…

Il Convegno ha poi dato spazio ad un fecondo momento di confronto sui temi dei giovani, della creazione di nuove opportunità di impresa e sul senso del lavoro di fronte alle sfide dell’innovazione. Si è partiti dalle sintesi emerse ieri nei tavoli di discussione.

L’arrivo alla fiera, nel pomeriggio, del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, è stata occasione per un dialogo con le istituzioni. A lui sono state consegnate alcune proposte frutto del lavoro di Cagliari: la necessità di rimettere al centro i processi formativi, soprattutto al servizio dei giovani, l’esigenza di canalizzare i risparmi dei Piani individuali di risparmio, il bisogno di far coniugare sostenibilità ambientale e responsabilità sociale nei contratti pubblici, la rimodulazione delle aliquote Iva delle imprese. Come si vede, ha prevalso la linea della concretezza…

Ha concluso l’intensa giornata la visione del docufilm “Il lavoro che vogliamo”, seguito dal dialogo, coordinato dall’economista suor Alessandra Smerilli, tra il sen. Maurizio Sacconi e l’on. Giuliano Poletti, attuale ministro del lavoro. Il documentario di Andrea Salvadore racconta esperienze di lavoro degno. Presentato ieri al Festival del Cinema di Roma, è stato salutato dal pubblico di Cagliari con unanime consenso. Anche il linguaggio della cinepresa aiuta a presentare il volto affascinante di chi crede nel lavoro: splendido omaggio alla creatività. Il lavoro è un miracolo quando le persone da costi diventano ricchezza, patrimonio e valore aggiunto. Allora sì che fa rima con oro!

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