Papa Francesco: a “Re-thinking Europe”, partire dai più deboli, dai disoccupati, dai giovani. “Serve lavoro e servono condizioni adeguate di lavoro”.

L’Europa è chiamata ad essere “spazio di solidarietà”. Parola che “tante volte sembra si voglia cacciare dal sizionario”. Essere solidali significa “avere premura per i più deboli della società, per i poveri, per quanti sono scartati dai sistemi economici e sociali, a partire dagli anziani e dai disoccupati”. E’ l’altro passaggio sottolineato oggi da papa Francesco parlando ai partecipanti di Re-thinking Europe. “Ma la solidarietà esige anche che si recuperi la collaborazione e il sostegno reciproco fra le generazioni”, ha osservato Francesco, che ha parlato anche di un tempo caratterizzato da “una drammatica sterilità”. “Non solo perché in Europa si fanno pochi figli, e troppi sono quelli che sono stati privati del diritto di nascere, ma anche perché ci si è scoperti incapaci di consegnare ai giovani gli strumenti materiali e culturali per affrontare il futuro”. “Tanti giovani – ha incalzato Francesco – si trovano invece smarriti davanti all’assenza di radici e di prospettive. Sono sradicati ”; “talvolta anche prigionieri di adulti possessivi, che faticano a sostenere il compito che spetta loro”. E strettamente legata alla questione giovanile è la mancanza di lavoro. “Serve lavoro e servono condizioni adeguate di lavoro”. Il Papa chiede di superare la logica di “una globalizzazione senz’anima, che, più attenta al profitto che alle persone, ha creato diffuse sacche di povertà, disoccupazione, sfruttamento e di malessere sociale” e di “creare le condizioni economiche che favoriscano una sana imprenditoria e livelli adeguati di impiego. Alla politica compete specialmente riattivare un circolo virtuoso che, a partire da investimenti a favore della famiglia e dell’educazione, consenta lo sviluppo armonioso e pacifico dell’intera comunità civile”.

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