Cattedrali europee: mons. Benotto (Pisa), “un tempo il suono delle campane ispirava poesie, oggi è motivo di protesta”

“Al mio cantuccio, donde non sento/ se non le reste brusir del grano,/ il suon dell’ore viene col vento/ dal non veduto borgo montano:/ suono che uguale, che blando cade, / come una voce che persuade”. Così scriveva Giovanni Pascoli ne “L’ora di Barga”, la poesia citata dall’arcivescovo di Pisa, mons. Giovanni Paolo Benotto, in occasione del convegno delle Cattedrali europee “Campanili e campane”. Benotto ha ricordato anche le rime di Giosué Carducci in “La Chiesa di Polenta”: “Salve, chiesetta del mio canto!/ A questa madre vegliarda,/o tu rinnovellata itala gente da le molte vite,/ rendi la voce/ de la preghiera/: la campana squilli/ ammonitrice: il campanil risorto/ canti di clivo in clivo/ a la campagna/ Ave Maria”. Un tempo “il suono delle campane – ha commentato l’arcivescovo – ispirava poesie. Oggi è motivo di protesta, di reclami, di denunce”, tanto da suggerire alla Cei di invitare i vescovi a regolamentare il suono delle campane con un loro decreto. Un intervento che – ha osservato don Luca Franceschini, responsabile per la Toscana e per l’Italia Centrale della sezione Beni Culturali della Cei – supplisce alla mancanza di un normativa di legge, perché fino ad oggi del suono delle campane parlava solo “il Concordato tra Stato e Chiesa”. “Certamente i decibel del suono delle campane superano quelli consentiti dalla legge”. Ma, d’altronde, il suono delle campane serve proprio a richiamare in Chiesa la gente lontana. Sono circa 85mila – secondo l’esperto della Cei – le Chiese in Italia. “Non tutte hanno il loro campanile, quasi tutte hanno le campane”. “Curioso come nelle nostre città qualcuno protesti per il suono delle campane – ha osservato il Sovrintendente ai monumenti di Pisa e Livorno, Andrea Muzzi – mentre spesso passa sotto silenzio l’inquinamento acustico cui sono sottoposte molte piazze”.

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