Musei Vaticani: presentazione show “Giudizio Universale” di Balich. Mons. Viganò (SpC), “la tecnologia per un’alleanza con l’educazione”

“La parola ‘artainment’ richiama alla mente l’‘infotainment’, ibridazione tra informazione e intrattenimento che alla fine ha piegato l’informazione alle regole dello spettacolo con una serie di problematiche. Qui abbiamo una novità: non si tratta di ibridazione, ma di vera e propria alleanza tra il mondo dell’arte e la tecnologia. Infatti, pensiamo ad esempio al film ‘Raffaello. Il principe delle arti’ di SKY. La tecnologia ha restituito una visione inedita andando indietro nel tempo di 5 secoli. Dunque alla base di questo spettacolo abbiamo buona tecnologia per costruire un’alleanza con il mondo dell’educazione e in particolare della scuola”.
Così il prefetto della Segreteria per la comunicazione (SpC) della Santa Sede, mons. Dario Edoardo Viganò, partecipando ieri sera, 13 ottobre, alla presentazione nei Musei Vaticani del progetto del live show di Marco Balich dedicato al mondo dell’arte sacra “Giudizio Universale. Michelangelo and the Secrets of the Sistine Chapel”, che sarà allestito dal 15 marzo 2018 all’Auditorium Conciliazione di Roma e rimarrà in cartellone per almeno un anno. Insieme a mons. Viganò è intervenuta anche la direttrice dei Musei Vaticani, Barbara Jatta, in quanto il polo museale vaticano è consulente scientifico dello spettacolo.
“Nell’esortazione apostolica ‘Evangelii gaudium’ – ha ricordato mons. Viganò – papa Francesco parla dell’omelia, del linguaggio, sottolineando come ‘se si vuole adattarsi al linguaggio degli altri per poter arrivare ad essi con la Parola, si deve ascoltare molto’. Nella comunicazione con l’altro il Papa ci invita quindi all’ascolto, a trovare un modo per incontrare il prossimo. E questo spettacolo culturale possiamo dire che va in questa direzione, perché ha deciso di parlare d’arte sacra mettendosi in connessione con i nativi digitali”.
Il prefetto SpC ha poi precisato: “È un’alleanza della tecnologia con il mondo dell’educazione, che va a colmare un gap istituzionale della scuola, ancora troppo legata a una cultura tipografica. Per arrivare alle nuove generazioni dobbiamo ibridare gli ambienti educativi. Penso ad esempio alle potenzialità che offre la cultura videoludica così presente nelle vite dei nostri ragazzi”.

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