Pace in Colombia: mons. Castro al Sir, “non diamo indicazioni di voto” per il referendum del 2 ottobre

La Chiesa colombiana “non si comporta come Ponzio Pilato”. Non dà indicazioni di voto per il referendum confermativo del 2 ottobre sul trattato di pace ma non è equidistante. E difende il punto più controverso dell’accordo, riguardante la giustizia transizionale. A spiegarlo, nell’intervista concessa al Sir, il presidente della Conferenza episcopale colombiana (Cec), mons. Luis Augusto Castro Quiroga, arcivescovo di Tunja. “Voglio chiarire – spiega il presule -, noi non ci stiamo comportando come Ponzio Pilato, non ci stiamo lavando le mani di fronte a questo momento importante. Tutt’altro. Noi vogliamo invitare tutti i cittadini colombiani a riflettere, a capire meglio, perché prendano coscienza sull’importanza di questo cammino di pace. È un discernimento importantissimo. Se noi dicessimo come votare, magari molti ci ascolterebbero, ma senza riflettere, senza capire. Noi invitiamo i colombiani ad andare a votare e speriamo in un voto ‘in coscienza’. E siamo ottimisti che il popolo capirà la posta in gioco”. Mons. Castro difende poi il criterio della giustizia transizionale: “Prevede, certo, una possibile riduzione delle pene per chi si è macchiato di alcuni crimini. Ma questo accade se le persone fanno verità. Bisogna sottolineare che la giustizia transizionale non è impunità. In tutto il mondo ci sono già stati ottanta casi in cui alla fine di un conflitto si è messa in atto una giustizia di questo tipo. In secondo luogo, va detto che ci saranno dei processi in cui le persone saranno giudicate da una corte speciale, il Tribunale della pace. I giudici non saranno di certo scelti dalla guerriglia, come qualcuno sostiene, ma sarà un Tribunale al più alto livello. Addirittura era stata rivolto una richiesta al Papa, perché indicasse dei nominativi che potessero fare parte del Tribunale. Nel Paese qualcuno pensa che i colpevoli debbano ricevere non riduzioni, ma il massimo della pena… Questa però è un’impostazione che nessuno accetterebbe dentro una trattativa di pace”.

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