Legalizzazione cannabis: Mineo (Ceis), “porta aperta per l’utilizzo di altre sostanze”

La cannabis “è una porta aperta per l’utilizzo di altre sostanze. Il 98 per cento di giovani che sono passati da noi hanno iniziato con la cannabis”. È quanto afferma Roberto Mineo, presidente del Centro italiano di solidarietà don Mario Picchi (Ceis), mentre in aula alla Camera dei deputati approda il disegno di legge sulla legalizzazione della cannabis. La cannabis, “come tutte le droghe (compreso l’alcol) è il sintomo di un malessere individuale o sociale. Per questo – avverte – concentrarsi sul sintomo tralasciando la causa è un atteggiamento piuttosto miope” mentre “parlare ancora oggi di un ‘uso ricreativo’ della cannabis mostra una lontananza abissale dalla realtà”. “Perché – si chiede – nessuno ascolta i diretti interessanti: i giovani, gli operatori, le famiglie? Se si volesse mettere veramente al centro la ‘persona’ non si promuoverebbero normative come questa di cui stiamo parlando, ma iniziative volte alla presa in carico del grave problema sociale legato alle ‘dipendenze’ (da sostanza o meno)”. Di qui la richiesta ai parlamentari di “analizzare il fenomeno nella sua complessità a 360 gradi e non pensando al riassetto economico e finanziario del nostro Paese o di parte di esso o a sconfiggere la narco-mafia. Le organizzazioni criminali, infatti, si stanno già organizzando per poter offrire sul mercato nero la cannabis con alta concentrazione di Thc a un prezzo inferiore. Recentemente, infatti, sono stati scoperti numerosi appezzamenti di cannabis pronti al narcotraffico”. “Quali interessi ci sono dietro? – l’interrogativo conclusivo – Chi ne trae vantaggio? Invece di offrire un futuro migliore ai nostri giovani, si sta dando loro una pistola caricata a roulette russa. Chi si prenderà la responsabilità di tutto questo?”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Mondo