Unioni civili: documento del Centro studi Livatino alla vigilia dell’entrata in vigore della Legge Cirinnà. Focus su sindaci e obiezione di coscienza

Domenica 5 giugno entra formalmente in vigore la legge n. 76/2016, più conosciuta come legge Cirinnà. Il Centro studi Livatino, intervenuto negli ultimi mesi con appello critico sottoscritto da 600 giuristi, e poi, prima del voto finale alla Camera, con una memoria illustrativa dei profili di illegittimità costituzionale e di incoerenza dell’articolato, alla vigilia della piena operatività della legge pubblica oggi sul proprio sito (www.centrostudilivatino.it) uno studio, frutto della collaborazione fra giuristi del Centro, sulla questione dell’obiezione di coscienza, e in particolare dei problemi che le disposizioni pongono ai sindaci e ai funzionari del Comune. Fra i quesiti cui intende rispondere lo studio figurano: il sindaco convinto che il regime dell’unione civile prevista dalla legge 76 corrisponda a quello dell’unione fra un uomo e una donna fondato sul matrimonio può astenersi dal celebrare il rito di avvio dell’unione medesima? Come potrà regolarsi per la trascrizione nei registri dello stato civile del matrimonio same sex contratto all’estero? È proprio indispensabile che la prima figura di riferimento per l’attuazione della legge quanto a tali adempimenti sia il sindaco? Il sindaco può individuare due luoghi fisici differenti all’interno del Comune per la celebrazione del matrimonio civile e dell’unione civile?

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