Parrocchie aperte: don Mondino (San Bartolomeo – Cuneo), “come la ‘fontana del villaggio’ a cui tutti possono sempre accedere”

“Porte aperte della parrocchia per noi passa attraverso il lavoro molto importante della Caritas parrocchiale che è accanto alle persone giorno dopo giorno e i ministri dell’Eucaristia che si recano a casa degli ammalati e facilitano in molti casi l’incontro con il parroco”. Così don Bruno Mondino, parroco di San Bartolomeo a Boves, una parrocchia di circa 7mila abitanti. Un centro a pochi chilometri da Cuneo. “Percepisco le parole del Papa come un invito a uno stile di parrocchia che coinvolge molte persone. Se la nostra chiesa non è aperta non funziona. Deve essere come la ‘fontana del villaggio’ a cui tutti possono sempre accedere”, chiarisce. Fuori dalla porta di San Bartolomeo gli orari di apertura e chiusura ci sono, lunghi dalle 7 alle 20,30, ma full time è la reperibilità di don Bruno, la sua casa parrocchiale si affaccia sulla chiesa. Basta bussare o telefonare e lui c’è. Da poco più di un mese la chiesa è meta di un numero crescente di persone. Accade da quando sono stati traslati i due sacerdoti don Giuseppe Bernardi e don Mario Ghibaudi, uccisi il 19 settembre del 1943 durante la prima strage nazista in Italia. Per loro è in corso il processo di beatificazione. “ Le persone vengono a portare un fiore, a porgere una preghiera, ad affidare le proprie difficoltà sofferenza a due uomini, due preti che hanno dato la vita per la loro comunità” riferisce don Mondino.

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