Parrocchie aperte: diacono Gabbi (Imola), “pastorale del campanello più che del campanile”

“Le parole del Papa ci stimolano e ci provocano quotidianamente. Dobbiamo saperle declinare nelle nostre realtà”. A parlare è Luca Gabbi, diacono e direttore della Caritas di Imola. “Spesso fatichiamo a mettere in pratica una pastorale in uscita, siamo legati ancora a una pastorale del campanile più che del campanello, quindi ben venga il suo invito ad avere parrocchie aperte al dialogo e all’accoglienza”. Parole importanti, quelle del Papa, ma accolte anche con un po’ di realismo da chi quotidianamente si misura con innumerevoli problematiche relative ai profughi, alle persone sole, agli anziani, ai poveri, ai malati. Gabbi ritiene che “le nostre Caritas e le nostre parrocchie stiano facendo molto in questa direzione”. “Non guardiamo agli orari – confessa –. Il mio cellulare ce l’ha chiunque. Se non sono presente, tutti sanno dove trovarmi”. Però, aggiunge, “dobbiamo trovare metodi di lavoro nuovi. Un nuovo approccio porta con sé una presenza diversa e più incisiva”. La Caritas diocesana di Imola è ben strutturata e impegnata in svariati settori: “Prevenzione del gioco d’azzardo, lavoro di comunità nei quartieri più difficili, presenza educativa nei territori, case accoglienza, senza dimora”, nella consapevolezza che “una struttura come la nostra non deve solo dare e distribuire ma privilegiare l’ascolto, l’affiancamento alle parrocchie”, in un’ottica “non solo assistenzialista ma anche evangelica e educativa”. “L’accoglienza – conclude – deve essere fatta con intelligenza altrimenti si rischia di vanificare tutto. E’ necessario impedire che quello dei profughi diventi un business”.

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