Monsignor Galantino: per l’accoglienza profughi Europa, Italia e comunità ecclesiali possono fare di più

“L’Europa opulenta di mezzo miliardo di persone non può rifiutare l’accoglienza di un numero maggiore di richiedenti asilo e rifugiati scaricando la responsabilità di accogliere oltre 2 milioni di richiedenti asilo e rifugiati a un Paese extraeuropeo come la Turchia. Anche il nostro Paese, che si sta distinguendo per il salvataggio in mare di molti migranti deve fare un passo avanti, strutturando un piano diffuso di accoglienza nei comuni italiani”. Lo scrive monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, sul numero odierno del “Sole 24 Ore”, in un articolo che appare in prima pagina intitolato “Il grido silenzioso dei sommersi”. Il vescovo affronta l’emergenza migratoria e segnala le numerose vittime dei giorni scorsi, tra cui molti bambini. Parla di “una strage silenziosa, un bollettino di guerra che si ripete regolarmente, che vede già dall’inizio dell’anno oltre 2.500 morti e dispersi”. “Da queste morti sale un grido di pace, anzitutto. I morti parlano. Anzi gridano. I 19 conflitti alimentati negli ultimi sei anni anche da armi europee, la cui vendita è cresciuta a dismisura negli ultimi tre anni, alimentano le migrazioni forzate anche sulle nostre coste, dove le nazionalità più rappresentate sono Eritrea e Nigeria, paesi di antichi e nuovi conflitti”. Inoltre “da queste morti viene un grido di accoglienza”.

Oggi, spiega Galantino, “sono accolti in Italia circa 120mila richiedenti asilo e rifugiati, di cui 23mila nelle strutture ecclesiali: forse possiamo fare di più in un Paese di 60 milioni di persone. Forse possiamo fare di più anche come comunità ecclesiali, rispondendo all’appello fatto alle Chiese in Europa da Papa Francesco, il 6 settembre scorso”. Non da ultimo, “da queste morti ritorna anche una richiesta forte di cooperazione internazionale. Si parla di un piano per l’Africa, ma sembra essere ancora una volta un piano dell’Europa per lasciare ai Paesi dell’Africa sub-sahariana o del Corno d’Africa la responsabilità di riprendere o non far partire i migranti. Un piano per l’Africa chiede di fermare le multinazionali che stanno acquistando migliaia di ettari e cacciando le persone e le loro famiglie; chiede di ripartire dai beni essenziali – scuola, salute, lavoro – valorizzando e implementando” non macro-realizzazioni, ma microrealizzazioni, “valorizzando la rete di centinaia di associazioni e ong anche italiane e dei 12mila cooperatori e volontari”. I mille progetti “che in questo anno giubilare come Chiese in Italia siamo chiamati a realizzare, con l’aiuto della fondazione Missio, di Caritas Italiana e della Focsiv, vanno proprio in questa direzione: segni di diritto, quello a vivere nella propria terra, che oggi è negato non solo dalle guerre, dai disastri ambientali e dalla persecuzione politica, ma anche dalla fame, dalla mancanza di acqua, di strutture sanitarie, di scuole soprattutto nell’Africa sub-sahariana”.

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