Riforma costituzionale: Città dell’uomo, “appunti per il discernimento”. Non anteporre tenuta del Governo ai principi della Carta

“Fin dalla fondazione (1985), ‘Città dell’uomo’ ha assunto in modo convinto e fermo l’impegno per una custodia attiva dei principi e dei valori della Costituzione repubblicana, pur nella consapevolezza di una necessaria riforma di alcuni suoi istituti rivelatisi non più adeguati rispetto ai cambiamenti socio-culturali e alle nuove esigenze politico-istituzionali via via intervenuti”. Comincia con una premessa il documento “Tra riforma costituzionale e referendum. Appunti per il discernimento” reso noto oggi dall’associazione “Città dell’Uomo”, fondata a Milano da Giuseppe Lazzati e oggi presieduta da Luciano Caimi. Il sodalizio culturale interviene con una lunga analisi sulla riforma e sul referendum confermativo del prossimo autunno e afferma: “Non è affatto agevole esprimere, come associazione, un giudizio sintetico sulla revisione costituzionale approvata dalle Camere, che verrà sottoposta a referendum confermativo nel prossimo ottobre. Anche l’acceso dibattito degli ultimi tempi finisce con l’attestare la difficoltà di una simile impresa. Da una parte, v’è chi sottolinea con insistenza che, dopo troppi tentativi andati a vuoto, la presente occasione di riforma vada colta senza indugio, se si vuole ammodernare la struttura istituzionale del Paese, rifuggendo dai ‘conservatorismi nostalgici’ a difesa di una Costituzione ormai invecchiata in più punti”.
“Dalla parte opposta, si segnala invece che la revisione in atto, condotta senza la necessaria solemnité dibattimentale rispetto all’oggetto e approvata dalla sola maggioranza governativa, rischia di modificare, con gli istituti, anche alcuni architravi del nostro sistema costituzionale, fra i quali le nozioni di pluralismo istituzionale e di autonomia regionale, i modi della rappresentanza, la funzione del Governo, gli equilibri dei ruoli di garanzia”. Il testo (5 fitte cartelle) analizza come si sia giunti alla riforma, affronta il metodo adottato nel percorso di revisione costituzionale, per giungere a un ampio capitolo sui “contenuti” della riforma stessa.

Nelle valutazioni conclusive si legge: “Al di là di più dettagliate considerazioni giuridiche riguardanti il merito della legge di revisione, che lasciamo ad altra sede, un giudizio complessivo sulla riforma non può non tener conto anche della scarsa qualità del testo con cui è formulata, farcito di diversi errori di grammatica e di sintassi costituzionale”. E poco oltre: “Lo stesso discorso secondo cui la riforma potrebbe essere perfezionata in futuro dichiara, da subito, che l’impostazione riformatrice avrebbe potuto e dovuto essere sviluppata meglio, evitando così il pericolo di sminuire il ruolo di legame duraturo e intergenerazionale proprio della Carta costituzionale”. A tale proposito, “non ci si può esimere dal sottolineare che una riforma così corposa, votata solo dalla maggioranza governativa, rischia di pregiudicare il senso della Costituzione come insieme di regole condivise”. “La nostra associazione – si legge nel testo di Città dell’uomo – ha piena consapevolezza della gravità della posta in gioco, considerata anche in rapporto alla difficile situazione socio-economica del Paese e ai tutt’altro che rassicuranti scenari internazionali. Ma, tutto questo non può essere agitato come una sorta di ‘ricatto’ per almeno due buoni ragioni: intanto, non è detto che, anche nell’eventualità di una disapprovazione popolare della riforma, non possano prevalere rapide soluzioni in grado di garantire, seppur con inevitabili cambiamenti, una linea di continuità dell’Esecutivo sino alla naturale scadenza della legislatura; secondariamente, ci preme sottolineare che, nel rispetto dello Statuto e della tradizione trentennale maturata da Città dell’uomo, la giusta preoccupazione riguardo al destino di un Governo, per quanto importante possa essere, non va anteposta al bene più grande della tutela dei princìpi/valori e degli equilibri democratici garantiti dalla Carta costituzionale”.

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