Parrocchie aperte: don Ramaccioni (Cristo Redentore – Macerata), “cerchiamo di aiutare il prossimo in modo organizzato”

“La nostra, potremmo dire, è un po’ una parrocchia ‘anomala’, in cui al mattino sono tutti a lavorare e non passa nessuno. Diversa è la situazione di pomeriggio, quando grazie alle attività c’è più movimento. La disponibilità a lasciarla aperta, comunque, come sacerdoti ce la mettiamo tutta, ma è anche vero che, vista la situazione, questo significherebbe dire lasciarla aperta solo per i ladri…”. Si esprime con schiettezza don Gianni Compagnucci, parroco a Santa Maria in Castelnuovo, a Recanati, nella diocesi di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia, cercando di rispondere all’appello di Papa Francesco.

Cristo Redentore, RecanatiUn appello su cui si interroga anche don Rino Ramaccioni, “storica” guida di un’altra parrocchia recanatese, Cristo Redentore. “Bisognerebbe capire bene cosa intende il Santo Padre: a mio giudizio – afferma – una parrocchia aperta non equivale, necessariamente, a porte sempre spalancate. Ci sono chiese che aprono solo pochi minuti prima della celebrazione perché, magari, nel giro di un mese sono state derubate tre volte. Nel nostro caso non è così: sebbene ci siano, gli orari non sono affatto restrittivi”. La comunità gestita da don Ramaccioni, inoltre, offre da sempre assistenza e sostegno ai più bisognosi attraverso numerose iniziative di solidarietà, dagli alimenti al vestiario, nello spirito autentico di una Chiesa in uscita, senza riserve. Come, d’altronde, testimonia lo stesso sacerdote: “Cerchiamo di aiutare il prossimo in modo organizzato. Poi, se qualcuno mi chiama nel cuore della notte, sono disponibile”.

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