Parrocchie aperte: don Villafiorita (Genova), “il vero problema è rendere la Chiesa vicina all’uomo di oggi”

“Bisogna ripensare l’attività pastorale adeguando le iniziativa ad un mondo dove gli orari sono mutati radicalmente e le attività lavorative sono invasive e generalmente lontane dal luogo di residenza” perché “il vero problema che sta dietro alle parole del Santo Padre è come rendere la Chiesa più vicina all’uomo di oggi”. Così don Andrea Villafiorita, della diocesi di Genova, docente, professore di religione e cappellano. Il problema non è solo quello dell’apertura perché “un prete che presidia una parrocchia non frequentata è un prete che non si avvicina ma, anzi, si allontana dalla gente”. Non va poi dimenticato che “andando incontro a qualcuno si finisce per escludere altri” perché “aprire al mattino presto o alla sera tardi è potenzialmente una scelta opportuna per lavoratori e studenti ma quanti, poi, realmente frequenterebbero i locali di culto?”. Tra le proposte concrete “potenziare e ampliare gli orari di apertura e la presenza di confessori nelle parrocchie del centro” oppure arrivare addirittura a “una scelta sovversiva” come “chiudere, almeno in settimana, tante parrocchie per potenziare la presenza nei luoghi di lavoro perché il restringimento della pastorale alla sola parrocchia è decisamente anacronistica” tanto più che “la responsabilità di aprire i luoghi di culto, inoltre, non può essere delegata al sacerdote”. Infine, “non ci sono preti lazzaroni”. “I preti che conosco – ha affermato don Villafiorita – non hanno orari e si spremono come limoni inseguendo il popolo di Dio. Il problema dei sacerdoti non è la pigrizia ma, piuttosto, il burnout. E, dal momento che un prete esaurito non serve a nessuno, come è dovere del prete cercare ed aiutare i suoi fedeli, così è dovere dei fedeli avere cura dei pastori, garantendo loro momenti di riposo e, soprattutto, di respiro spirituale”.

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