Parrocchie aperte: don Sbarbada (Castro dei Volsci – Frosinone), “I fedeli cercano il sacerdote per essere ascoltati”

“Sono parroco di due chiese (Madonna del Piano e S. Giuseppe) e gli orari possono sembrare agli occhi dei parrocchiani come qualcosa di burocratico, ma in certe situazioni servono anche a loro, che spesso non ne hanno”. Don Andrea Sbarbada, parroco di Castro dei Volsci (diocesi Frosinone), parla al telefono appena rientrato in parrocchia, “dopo aver portato la comunione a 29 persone di una delle mie parrocchie e domani farò lo stesso per altri 31 fedeli e nei prossimi giorni ad altri 12”. Le parole del Papa, “A me fa male al cuore quando vedo un orario, nelle parrocchie: “Dalla tal ora alla tal ora”. E poi? Non c’è porta aperta, non c’è prete, non c’è diacono, non c’è laico che riceva la gente…”, trovano concorde il parroco che, tuttavia, ricorda che “per poter portare avanti il mio servizio non posso restare sempre in chiesa. Il mio numero di telefono è per tutti. Chi vuole sa come raggiungermi. Un tempo in parrocchia c’erano più sacerdoti e in Chiesa qualcuno lo trovavi sempre. Oggi c’è un sacerdote per tre, quattro se non più comunità, e per questo costretto a muoversi su territori enormi”. L’aiuto dei laici? “Utile per molte cose, come catechismo, oratorio, approntare documenti o segnare delle messe, ma ciò che può fare un sacerdote un laico non può farlo. I fedeli cercano il sacerdote per essere ascoltati, per le confessioni”. “Resta chiaro – conclude don Sbarbada – che a fronte di un orario ci deve essere sempre qualcuno che garantisca l’accoglienza. E che se anche qualche persona si presenta fuori orario questa verrà comunque ricevuta. Inoltre chi come me ha più di una parrocchia da servire l’orario è necessario anche a garantire l’attività pastorale”.

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