Papa Francesco: a Giubileo sacerdoti (San Paolo fuori le Mura), “imparare dai buoni confessori”. No a “prete giudice-funzionario” e a “curiosità”

“Bisogna imparare dai nostri buoni confessori, da quelli ai quali la gente si avvicina, quelli che non la spaventano e sanno parlare finché l’altro racconta quello che è successo” e da “quelli che hanno delicatezza con i peccatori e ai quali basta mezza parola per capire tutto”. A rivolgere l’esortazione ai sacerdoti nella basilica di san Paolo fuori le Mura è Papa Francesco, nella terza meditazione odierna per il Giubileo dei presbiteri. Il Papa ha ricordato a braccio l’episodio di un giovane soldato sul punto di essere fucilato che disse al cappellano di non essere pentito dei suoi peccati ma solo rammaricato. “Il buon confessore – ha osservato – cerca sempre le possibilità per arrivare all’uomo”.  “Hai bisogno di tanti dettagli per perdonare, o la situazione che ti stai facendo è un film?'” ha aggiunto ancora a braccio, suscitando l’ilarità dei presenti, invitati a non essere troppo indagatori in confessionale. Per Francesco, “bisogna lasciarsi commuovere dinanzi alla situazione della gente” imparando “dai confessori che sanno fare in modo che il penitente senta la correzione facendo un piccolo passo avanti, come Gesù, che dava una penitenza che bastava, e sapeva apprezzare chi ritornava a ringraziare, chi poteva ancora migliorare”. Ricordando il frate cappuccino di Buenos Aires, citato in diverse occasioni, che perdonava molto e talvolta per questo provava scrupoli ma diceva che era Gesù a dargli il cattivo esempio e perciò “la colpa era sua”, Francesco ha osservato: “La misericordia la migliorava con più misericordia”. “Non abbiate mai lo sguardo del funzionario, di quello che vede solo ‘casi’ e se li scrolla di dosso, del “prete giudice-funzionario”, il primo consiglio del Pontefice. No “alla morale dei libri senza esperienza” ma “giudicare come vorremmo essere giudicati”. “Non siate curiosi nel confessionale”, il secondo suggerimento, perché è proprio della misericordia “coprire con il suo manto” il peccato “per non ferire la dignità. Bello quel passo dei  due figli di Noè, che coprirono con il mantello la nudità del padre che si era ubriacato”.

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