Papa Francesco: a Giubileo sacerdoti (San Giovanni in Laterano), “la misericordia si contempla nell’azione”

“La misericordia ci spinge a passare dal personale al comunitario” e “se cominciamo col provare compassione per i più poveri e lontani, sicuramente sentiremo anche noi la necessità di ricevere misericordia”. Questo il primo dei tre suggerimenti dati dal Papa ai sacerdoti nella prima meditazione tenuta con ampi inserti a braccio nella basilica romana di san Giovanni in Laterano dove ha guidato il ritiro dei presbiteri in occasione del loro Giubileo. Il secondo suggerimento è: “Bisogna dare misericordia (misericordiar, che è spagnolo e dobbiamo forzare la lingua) per ricevere misericordia (ser misericordiados per essere misericordiati, questo non è italiano ma è la formula che trovo per andare dentro”. La misericordia “mette in contatto una miseria umana con il cuore di Dio, fa in modo che l’azione nasca immediatamente. Non si può meditare sulla misericordia senza che tutto si metta in azione. Pertanto, nella preghiera, non fa bene intellettualizzare”. La misericordia, chiarisce, “la si contempla nell’azione. Ma un tipo di azione che è onninclusiva: la misericordia include tutto il nostro essere – viscere e spirito – e tutti gli esseri”. L’ultimo suggerimento riguarda il frutto degli esercizi”, ossia la grazia “di diventare sacerdoti sempre più capaci di ricevere e di dare misericordia”. E la confessione di un sacerdote, aggiunge fuori testo, “è una cosa grande bella perché quest’uomo che si avvicina a confessare i propri peccati è lo stesso cha dà cuore e orecchio ad un’altra persona che poi viene a confessare i suoi”. Da qui devono provenire “frutti di conversione della nostra mentalità istituzionale: se le nostre strutture non si vivono e non si utilizzano per meglio ricevere la misericordia di Dio e per essere più misericordiosi con gli altri, possono trasformarsi in qualcosa di molto diverso e controproducente”. Per questo, chiosa a braccio, “in alcuni documenti della Chiesa e discorsi del papa si parla spesso della conversione istituzionale e pastorale”.

 

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