Papa Francesco: a Giubileo sacerdoti (San Giovanni in Laterano), la miseria “è morale”. “O si va in fondo o non si capisce nulla”

“La miseria di cui parliamo è la miseria morale, non trasferibile, quella per cui uno prende coscienza di sé stesso come persona che, in un momento decisivo della sua vita, ha agito di propria iniziativa: ha fatto una scelta e ha scelto male”, spiega Papa Francesco nella sua prima meditazione per il Giubileo dei sacerdoti a San Giovanni in Laterano. “Questo è il fondo che bisogna toccare per sentire dolore per i peccati e pentirsi veramente” perché “uno non va in farmacia e dice: ‘Per misericordia, mi dia un’aspirina’. Per misericordia chiede che gli diano della morfina per una persona in preda ai dolori atroci di una malattia terminale. o tutto o niente, si va in fondo o non si capisce nulla”. “Il cuore che Dio unisce a questa nostra miseria morale è il Cuore di Cristo, suo Figlio amato”, spiega Francesco invitando i sacerdoti a leggere l’enciclica sul Sacro Cuore di Pio XII, “Haurietis acquas”, perché spiega a braccio, “il centro della misericordia è il cuore di Cristo, forse le suore capiscono meglio di noi perché sono madri nella Chiesa”. La misericordia “si sporca le mani, tocca, si mette in gioco, vuole coinvolgersi con l’altro, si rivolge a ciò che è personale con ciò che è più personale, non ‘si occupa di un caso’  ma si impegna con una persona, con la sua ferita. “Quante volte senza accorgersi – aggiunge il Pontefice fuori testo – uno dice ho un caso, ho trovato un caso, ma non bisogna ridurre la concretezza dell’amore di Dio a un caso, cosi non mi sporco le mani e così faccio una pastorale pulita e elegante”.  La misericordia “va oltre la giustizia e lo fa sapere e lo fa sentire; si resta coinvolti l’uno con l’altro. Conferendo dignità, la misericordia eleva colui verso il quale ci si abbassa e li rende entrambi pari, il misericordioso e colui che ha ottenuto misericordia”.

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