Migranti: mons. Perego (Migrantes), “ai naufragi che generano morte corrisponde naufragio politica demagogica”

“Il sonno della ragione”, alimentato “da superficialità, interessi elettorali, populismi di maniera, continua a generare mostri: morti innocenti, sfruttamento, abbandono, muri e conflittualità sociale. Ancora una volta ai naufragi che generano morte corrisponde il naufragio di una politica demagogica”. Così monsignor Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, commenta oggi, in una nota pubblicata sul Sir, le reazioni politiche all’intervista al quotidiano “La Repubblica” del segretario generale della Cei, il vescovo Nunzio Galantino. Il segretario della Cei aveva proposto la creazione di un sistema europeo e mondiale di “corridoi umanitari”, previsti dal diritto internazionale, “che diventassero una sorta di collocamento guidato e in sicurezza dei richiedenti asilo, che sostituisse il purtroppo fallito loro ricollocamento previsto dalle direttive europee (solo 1.000 persone su 65.000 )”. “Un’azione politica efficace, condivisa – afferma mons. Perego – che avrebbe, tra l’altro, inferto un duro colpo ai trafficanti di esseri umani, primi finanziatori del terrorismo internazionale: un’azione che ‘il sonno della ragione’ non ha preso in considerazione”. “Come non sono state prese in considerazione – prosegue – le riserve sulla creazione di ‘hot spot galleggianti’ nel Mediterraneo semplicemente perché non sarebbe tutelato il diritto personale alla protezione internazionale, ma anche perché non sarebbe chiarito il destino di chi non si vedesse riconosciuto tale diritto”. Secondo il direttore di Migrantes c’è anche stata “poca attenzione” alle esperienze di cooperazione internazionale della Chiesa e alla proposta di “rafforzare progetti di rimpatrio assistito, laddove è possibile”. Questo dimostra, osserva, come la frase “aiutiamoli a casa loro” per qualcuno sia “uno slogan elettorale, un’opinione qualunquista o, peggio ancora, un modo nuovo per creare semplicemente dei campi profughi nei Paesi di origine o disponibili all’accoglienza (è ancora triste il ricordo dei campi profughi in Libia dopo le primavere arabe del 2011, dove sono spariti centinaia di giovani, di cui ancora oggi le madri del Marocco e della Tunisia sperano di ritrovare almeno i corpi)”.

 

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