Diocesi: mons. Leuzzi (ausiliare Roma) ad universitari, “essere liberi non di fare quello che si vuole, ma di non dover nascondere”

“Nella vita è molto bello avere il proprio gruppo, la propria cerchia di amici. È importante la loro presenza, ma mai fondare la propria vita su di loro. Non perché non dobbiamo avere fiducia di loro. Tutt’altro!. Ma dobbiamo sempre verificare se siamo capaci di vivere anche senza di loro. Non è una questione di autosufficienza, ma di libertà!”. È quanto scrive monsignor Lorenzo Leuzzi, vescovo ausiliare di Roma e delegato per la pastorale universitaria diocesana, nella lettera mensile agli studenti delle università romane. Con le sue parole, mons. Leuzzi affida ai giovani “un consiglio che per me è stato molto importante: quello di essere liberi, di non dover difendere mai qualcosa per non perdere la presunta serenità o per non aver paura di stare con gli altri”. Per il vescovo, “il segreto della vita” è “non aver bisogno di nascondersi”. “Se ti nascondi – osserva – vuol dire che hai qualcosa di cui ti vergogni o che ti crea qualche difficoltà nel presentarti così come sei. Allora cerchi un gruppo, anche religioso per difenderti”. “Gli altri – prosegue mons. Leuzzi – non devono essere la nostra difesa, ma gli amici da servire, sostenere, incoraggiare”, anche se “vivere sempre insieme, senza crescere nella libertà è un grave pericolo per la nostra esistenza”. “Sono cattolico perché ho scoperto che dovevo essere libero”, afferma mons. Leuzzi, sottolineando che “nella Chiesa non è possibile la doppia vita, di appartenenza e nascondimento”. “È la libertà non di fare quello che si vuole, ma di non dover nascondere”, aggiunge, ricordando come “molti hanno confuso la libertà con la rivendicazione dei diritti individuali. In realtà è solo la difesa dal bisogno di nascondersi”. “Non aver paura – conclude mons. Leuzzi – e anche se ti nascondessi, ricordarti che il Signore non ti ha dimenticato, Ti cercherà finché non ti avrà sedotto, come è avvenuto per Agostino. È la vera seduzione della vita, che da oppresso ti rende libero”.

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