Carceri e radicalizzazione: Ccee e Iccpc, “libertà religiosa fattore decisivo nella lotta contro l’estremismo violento”

“La ‘libertà religiosa’ nelle carceri è inattuabile senza l’assistenza dei rispettivi rappresentanti religiosi. Questa assistenza è essenziale affinché i detenuti possano esercitare i loro diritti religiosi. Secondo la nostra esperienza, il rispetto del diritto alla libertà religiosa non solo è compatibile con le condizioni di vita in carcere, ma rappresenta anche un fattore decisivo nella lotta contro l’estremismo violento”. È quanto si legge in una nota congiunta il Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) e la Commissione internazionale della pastorale cattolica nelle carceri (Iccpc) diffusa oggi riguardo l’Incontro europeo dei cappellani penitenzieri svoltosi nei giorni scorsi a Strasburgo. “Le condizioni a volte dure in cui versano le persone in carceri non negano il fatto che la persona sia creata a immagine di Dio, la sua inalienabile dignità e i suoi diritti”, si ricorda nella nota, con la quale “di fronte alla sfida posta dalla crescita dell’estremismo violento e dal fenomeno della radicalizzazione nelle carceri, accogliamo con favore la pubblicazione delle ‘Linee Guida per i servizi carcerari e di libertà vigilata in materia di radicalizzazione ed estremismo violento’ approvate dal Consiglio d’Europa” che, tra l’altro “ribadiscono la necessità di rispettare il principio della libertà di espressione e la libertà di religione nelle carceri” e “chiedono che si tenga conto ragionevolmente della cultura e delle tradizioni religiose dei prigionieri”. “Governi, autorità carcerarie e capi religiosi dovrebbero essere consapevoli che i cappellani carcerari hanno dimostrato di essere i più importanti garanti contro i maltrattamenti nelle carceri di tutto il mondo”, aggiungendo che “possono essere un valido strumento per educare al rispetto per le persone di altre fedi” promuovendo “uno spirito di pace, tolleranza e comprensione reciproca tra persone appartenenti a confessioni religiose diverse o a nessuna confessione”. “Il Giubileo dei prigionieri, che si celebrerà a Roma il 6 novembre 2016, sarà – concludono – un’occasione speciale per sottolineare che i nostri fratelli e sorelle in stato di detenzione sono al centro della vita della Chiesa e per rinnovare il nostro impegno a loro”.

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