Parrocchie aperte: padre Airò (Arezzo), “stile di accoglienza” e “avviare processi”

“Condivido pienamente l’appello del Papa. Dal punto di vista dell’apertura materiale delle chiese  si tratta però di trovare i mezzi per metterlo in pratica perché non tutte le situazioni lo consentono; dal punto di vista spirituale indica quello che tutti noi dovremmo assumere come stile pastorale, ossia la totale apertura all’accoglienza”. Padre Antonio Airò, della Congregazione dei Maristi, guida tre piccole parrocchie nelle campagne di Castiglion Fiorentino (diocesi di Arezzo Cortona Sansepolcro), ed è direttore del Centro pastorale diocesano per il laicato. Si tratta di San Giovanni Battista in Brolio (350 abitanti), dei Ss. Marco e Francesco in Castroncello (550) e di Santa Maria della misericordia in Manciano (1.000). In ognuna è assicurata una Messa settimanale a giorni alterni e la domenica ma, spiega p. Airò che abita a Castiglion Fiorentino e viene spesso a Roma per altri impegni pastorali, “non si possono lasciare aperte senza custodia chiese isolate sul poggio toscano”. Ad aiutarlo nella prima c’è una comunità di tre suore affiancata da un gruppo di laici molto attivo. Un analogo gruppo di laici dà una mano al parroco anche nella seconda.  L’ultima, presa in carico solo dallo scorso ottobre, “è caratterizzata da una profonda spiritualità ma anche da un’impronta più clericale. Il laicato è disponibile ma va ancora guidato e ‘educato’ per acquisire maggiore autonomia”. Padre Airò punta sulla responsabilizzazione e valorizzazione dei laici: “Tenere le chiese più aperte è possibile solo con la loro collaborazione, ma occorre partire dalle situazioni concrete, reali a, come ricorda Francesco, avviare processi”.

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