Parrocchie aperte: don Nazio (san Giovanni Battista de La Salle – Roma), “quello dedicato a parlare con le persone non è mai tempo perso”

“Da quando sono parroco ho sempre voluto tenere aperta la chiesa dalle 8 del mattino alle 20 di sera per permettere alle persone di entrare e sostare in preghiera. A questo si aggiunge l’adorazione perpetua, anche notturna”. Così don Massimiliano Nazio, parroco di San Giovanni Battista de La Salle a Roma, commenta l’invito di Papa Francesco “ad avere coraggio di andare oltre gli orari” nelle parrocchie. Alle volte anche la tecnologia può aiutare: “di notte in chiesa c’è sempre qualcuno che garantisce la presenza e prega. Quando si chiudono le porte della chiesa è possibile, attraverso un citofono, segnalare la propria volontà di entrare per pregare”. Don Nazio vorrebbe anche installare un “campanello per le confessioni”, che già utilizzava nella precedente esperienza da parroco, “perché spesso si è in un altro locale della parrocchia e basterebbe quello per poter essere prontamente disponibile”. “Uno dei limiti – osserva il sacerdote – è che le persone ci vedono spesso molto impegnati e per non disturbare non ci chiamano, indipendentemente dal bisogno”. Invece, “il colloquio, la confessione sono momenti belli”, sottolinea don Nazio, per il quale “quello dedicato a parlare con le persone non è mai tempo perso”. “Se stai in ufficio – racconta – la gente di solito viene per cose pratiche o burocratiche e ha più remore a parlarti o a chiederti di confessarla. Invece la chiesa induce di più ad un colloquio spirituale”.

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