Giulio Regeni: mons. Redaelli (Gorizia), “si sono moltiplicati i ‘Caino’ e gli ‘Abele'” ma “l’ultima parola è l’amore”

“Mi ha colpito quanto detto da papa Francesco quando tornando da Lesbo con dodici profughi ha anticipato l’obiezione che dodici non sono niente rispetto all’immensità del problema. Ha citato madre Teresa di Calcutta che diceva che quanto faceva per un povero era solo un goccia d’acqua rispetto al mare dei problemi, ma aggiungeva: ‘Dopo questa goccia il mare non sarà più lo stesso'”. Così l’arcivescovo di Gorizia, monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli, nell’omelia, ieri sera nella chiesa di Fiumicello da cui proveniva Giulio Regeni, per la celebrazione in suffragio del giovane ricercatore assassinato tre mesi fa in Egitto. “Dai primi tempi dell’umanità – ha sottolineato l’arcivescovo – si sono moltiplicati i ‘Caino’: a volte persone singole, più spesso organizzazioni, movimenti, partiti, intere nazioni. E, inevitabilmente si sono moltiplicati gli ‘Abele’: singoli uomini e donne e anche gruppi di persone e persino nazioni umiliati, violentati, torturati, uccisi. Talvolta persone finite inconsapevolmente in un ingranaggio più grande di loro che le ha schiacciate; altre volte invece persone che si sono sentite in dovere di lottare per un mondo più giusto, più dignitoso, più solidale e hanno pagato pesantemente per questo, persino con la vita”. “Gli ‘Abele’ – l’interrogativo del presule – perenni sconfitti? Vittime perdenti? Agnelli sacrificati inutilmente? Per rispondere a questo il Figlio di Dio, il Figlio del Padre giusto, si è fatto ‘Abele’, si è fatto agnello appeso a una croce. Non solo per un gesto impotente di solidarietà: cosa splendida, ma inefficace se l’ingiustizia continua a trionfare. Ma per svuotare dall’interno la logica della violenza e dell’ingiustizia con la logica dell’amore e del dono di sé”. Per questo, ha concluso Redaelli, “è vero che l’ingiustizia, la cattiveria, l’odio restano anche dopo la croce di Cristo, ma non sono più l’ultima parola. Restano con la loro tragicità, ma ormai sono solo la penultima parola. L’ultima è l’amore misericordioso”.

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