Parrocchie aperte: don Moser (Trento-Bolzano), “il bisogno di spiritualità è enorme”

“Io la ringrazio perché a mezzogiorno ho mezz’ora di pausa e trovare la chiesa aperta mi permette di stare un po’ con Gesù”. Rievoca con emozione questo messaggio, scritto da un muratore sulla carta di un sacco di cemento e lasciato davanti alla chiesa di san Domenico a Bolzano don Carlo Moser, 81 anni, per 22 anni parroco del duomo del capoluogo altoatesino e incaricato per la chiesa (non parrocchiale) di san Domenico. “Questo basta – aggiunge commentando l’invito di domenica del Papa a tenere le parrocchie aperte – a dimostrare che valeva la pena tenere la chiesa aperta tutto il giorno”. Ora don Carlo è rettore del Santuario della Madonna di Pinè a Montagnaga (Trento). A Bolzano, ci racconta, il duomo e la chiesa di san Domenico erano aperte non stop dalle 5 del mattino alle 19.30, ma mentre in duomo c’era sempre qualcuno a vigilare, a san Domenico, ricorda, “verso mezzogiorno svuotavo le cassette dell’elemosina”. Davanti alla chiesa c’è la fermata di molti autobus: “Spesso, durante l’attesa, qualcuno entrava per qualche istante”. “La mia caratteristica – racconta – era accogliere, sempre. Ero disponibile a qualsiasi ora”. Anche il Santuario apre alle 5.30 e chiude alle 19. Per don Carlo sarebbe bene riuscire a tenere le parrocchie aperte ma non si nasconde le difficoltà: “Ci vorrebbero laici presenti nelle chiese, ma già chiediamo volontari per la casa di riposo. I giovani lavorano, gli anziani fanno spesso i nonni, come si fa?”. Tuttavia, conclude “il bisogno di spiritualità è enorme. Sul prato della prima apparizione (dove nel 1792 la Madonna è apparsa ad una giovane che faceva pascolare il gregge, ndr), anche d’inverno, quando nevica, all’ora di pranzo trovo sempre orme di passi”.

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