Minori: Terre des Hommes, “stop alle stragi in mare. Rivedere il regolamento di Dublino”

Gli ultimi naufragi nel Mediterraneo hanno provocato più di 700 morti, fra cui tanti bambini. “Serve con urgenza un cambio di rotta nelle politiche europee, attraverso la creazione di un sistema di corridoi umanitari e uno snellimento delle procedure di ricongiungimento familiare per i minori non accompagnati. Basta stragi di bambini”: lo chiede oggi l’organizzazione umanitaria Terre des Hommes, insieme ad “un cambio di rotta nelle politiche europee sulla migrazione per stroncare il traffico di esseri umani e salvare la vita a migliaia di bambini e persone in fuga da guerre e povertà”. “E’ necessario avviare un sistema di corridoi umanitari ad ampio raggio per evitare le morti e le sofferenze di centinaia di migliaia di persone, primi tra tutti i bambini”, dichiara Federica Giannotta, responsabile dei progetti in Italia di Terre des Hommes. Con il suo progetto Faro dal 2011 ad oggi ha assistito 12mila minori stranieri non accompagnati e minori giunti in Italia con le famiglie. Molti minori vorrebbero raggiungere il Nord Europa, dove spesso hanno dei familiari, ma devono sottostare a una prolungata permanenza nei centri d’accoglienza italiani a causa del Regolamento di Dublino che li obbliga a richiedere asilo politico nello stesso Paese dove si è sbarcati. “E’ una norma che va superata nell’interesse del minore che deve ricongiungersi nel più breve tempo possibile con i parenti”, afferma Giannotta. Le lunghe attese per la valutazione della domanda di asilo – unite a un’accoglienza che spesso non garantisce condizioni di vita dignitose – sono la principale motivazione che spinge migliaia di minori stranieri non accompagnati a fuggire dai centri d’accoglienza. Al 31 dicembre 2015, sono 6.135 i minori stranieri non accompagnati che, in base ai dati del Ministero del Lavoro, risultano “irreperibili”. Oggi, il regolamento Dublino prevede per i minori la possibilità di ricongiungersi con un parente in un altro Paese europeo. “Seguire le vie legali, però richiede tempi molto lunghi che esasperano i ragazzi. Spesso preferiscono rimettersi in viaggio o affidarsi a passeur. Una scelta che li espone a ulteriori rischi di violenze e sfruttamento da parte di reti criminali e li costringe a vivere in condizioni inumane come succede, ad esempio, a Calais o nei campi informali di Ventimiglia”.

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