Parrocchie aperte: Garfagnini (diacono permanente Roma), “riconoscere più spazio ai laici”

“Come sempre il Papa è molto diretto, il suo richiamo va al di là dell’apertura materiale delle porte delle chiese ed è un invito a spendersi senza riserve e senza tenere nulla per sé. Tutti siamo chiamati a testimoniare con la vita quello che predichiamo in chiesa”. Non ha dubbi Gian Luca Garfagnini, diacono permanente della diocesi di Roma. “Se hai ricevuto una Buona notizia – sostiene – la devi annunciare senza limiti, orari o condizioni. Se sei stato accolto, devi anche tu essere accogliente. Non c’è nulla di peggio che trovare una porta chiusa o accorgersi che chi ti sta ascoltando sbircia l’orologio”. “Abbiamo tanti esempi nelle parrocchie di preti e laici che si donano con generosità ma purtroppo non è sempre così. Quando si smarrisce il senso del servizio la missione viene vista come una qualsiasi attività di lavoro, da preti e diaconi si diventa funzionari”. Pochi preti, spesso anziani, e spesso sovraccarichi di incombenze: le chiese rimangono chiuse diverse ore al giorno anche per questo. “Vero – replica – ma è anche vero che la nostra Chiesa dovrebbe essere meno ‘clericale’ e molti sacerdoti dovrebbero riconoscere più spazio ai laici. Solo con la loro collaborazione è possibile pensare a chiese più aperte. In certe parrocchie questo avviene, in altre invece preti, diaconi, operatori pastorali, associazioni e movimenti non si parlano, ognuno lavora per conto proprio fra muri e piccole gelosie, come se ci fossero territori da difendere. Manca una visione d’insieme”. Per Garfagnini, “solo una sana collaborazione pastorale, una sinergia tra le diverse espressioni parrocchiali può dare vita e ricchezza ad una parrocchia e renderla veramente accogliente, con le porte sempre aperte in senso letterale e figurato”.

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