Parrocchie aperte: don Marino (Santa Famiglia-Taranto), “creare una comunità che serva se stessa”

Per poter ambire ad avere chiese sempre aperte e a disposizione della gente, “chiave e motore è la comunione della comunità parrocchiale”. Così la pensa don Giuseppe Marino, 32 anni, vice parroco nella diocesi di Taranto. La chiesa di cui si occupa, intitolata alla Santa Famiglia, si trova nel quartiere Salinella, periferia fisica ed esistenziale del capoluogo. “Le parole del Papa – afferma – interrogano nel profondo. Noi ad esempio abbiamo una comunità viva, che cammina ed è pronta a spendersi anche di più. Intorno ad essa ci sono invece persone che considerano la parrocchia solo come ufficio, in cui sbrigare pratiche per matrimoni e battesimi. Il Concilio Vaticano II dice che il prete è colui che custodisce la comunione della comunità cristiana. Di conseguenza il ruolo del presbitero non è quello dell’impiegato. L’ideale sarebbe creare una comunità che serva se stessa, in cui ci sia una collaborazione fattiva tra sacerdoti, diaconi e laici, per un’accoglienza costante e continua. Da noi in parrocchia, laici che prestino servizio in ufficio, non ce ne sono”. Il compito, spiega don Marino, viene diviso in tre: due preti ed un diacono. La condizione perfetta sarebbe che noi fossimo fuori tra la gente ed i laici si occupassero dell’accoglienza. Ognuno nella comunità dovrebbe avere un ruolo di servizio che sia specchio della sua vocazione. Stiamo lavorando tutti insieme per raggiungere questo obiettivo”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Chiesa